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Poetry Therapy Italia

37 marelli

Mariapia Bobbioni ci offre una riflessione sul rapporto uomo-animale, mettendo in luce la pulsione dominante e distruttiva dell’essere umano e ricercando le basi per una cura reciproca tra gli esseri viventi.

Gli scenari nei quali viviamo mostrano quanto sia autentica l’idea secondo la quale l’uomo, di fondo, sia un assassino; poi l’essere umano, essendo capace di sublimare e di desiderare il bello, e qualche volta il buono, si orienta a un percorso differente da quello di esprimersi solo con la pulsione distruttiva.

L’Etica Nicomachea di Aristotele consola, quando parla della ricerca del buono e del bello per un progetto di bene comune. Trascorrono i secoli, eppure è attualissimo l’insistere negli allevamenti intensivi, nell’ignorare l’importanza dell’equilibrio climatico e ambientale, nel procedere solo in una finanza che spadroneggia sulla salute delle persone, e dunque il relazionarsi all’Altro, non più considerandolo soggetto ma oggetto da manipolare.

Forse si potrebbe ipotizzare che non è cercando di controllare e di essere onnipotenti che si produce soddisfazione. Questa riflessione richiederebbe una trattazione specifica. Un aspetto interessante è ricordarsi che siamo innanzitutto animali, e infatti ce lo ricordiamo talmente bene che, quando siamo dignitosi, ci relazioniamo agli animali come fossero giochi o oggetti, perfino da abbellire e rendere eleganti nelle nostre case, e quando perdiamo la memoria li usiamo per il business, senza considerare la sofferenza che causiamo. È esattamente quanto da tempo si inscrive nel nostro sociale; utilizziamo le stesse modalità nei confronti degli esseri umani. “Donne oggetto”, uomini e donne, nuovi schiavi delle multinazionali, programmati per l’efficienza e per arricchire i già ricchi, naturalmente.

Pierre Teilhard de Chardin, teologo e scienziato del Novecento, ha sottolineato che materia e spirito sono configurazioni diverse dell’unico essere, l’energia, per cui tra loro vi è continuità ontologica, e parlava di santità della materia. Questo pensiero rimette in totale discussione l’idea dell’animale come macchina, ancora purtroppo molto viva.

Le neuroscienze mostrano che i mammiferi condividono un gran numero di regioni cerebrali associate all’emotività, tra cui l’ipotalamo, l’ippocampo, la corteccia prefrontale. Negli esseri umani e negli animali lo stress post-traumatico cronico è associato a volumi ippocampali diminuiti e a cambiamenti in aree del cervello. Comportamenti degli animali come quelli di mimetizzare dolori significativi, soprattutto quando sono in preda alla paura, nel tentativo di una migliore sopravvivenza, sono analoghi a ciò che fanno certi bambini quando si ritrovano a fingere di star bene per imbonirsi i genitori.

Noi e gli animali siamo in forte comunione e infatti il non rispettare lo stile di vita di questi esseri, che sono una parte di noi, ha contribuito in parte alla pandemia che ci sta ancora attraversando.

È comprovata tuttavia una cura reciproca tra uomo e animale che dovrebbe allontanare progetti deliranti di prevaricazione. È documentato che l’asino e il cavallo contribuiscano al miglioramento di malattie psicologiche nei bambini quali l’autismo e le diverse sfumature della psicosi. Cane e gatto, come più facilmente molti di noi sperimentano, si trovano inconsciamente ad essere i migliori terapeuti dell’essere umano.

Forse non è un caso che Salvador Dalì si aggirasse per Parigi con il suo ghepardo al guinzaglio (oggi sarebbe considerato un folle nei confronti dell’animale), o che Freud ascoltasse i suoi analizzanti insieme alla sua fedelissima chou chou Jo-fi, regalata dalla sua allieva prediletta Marie Bonaparte, che aveva della stessa razza Topsi.

Freud offre con gli strumenti di un uomo del debutto del secolo la fantasia di dominio dell’uomo sull’animale (Opere 1915-17, Vol. VII, p. 660, Torino 1976):

“L’uomo, nel corso della sua evoluzione civile si eresse a signore delle alte creature del mondo animale… E cominciò a porre un abisso tra loro e il proprio essere… Disconosce ad esse la ragione e si attribuì un’anima immortale appellandosi a un’altra origine divina… Il mito… fa assumere agli dei aspetti animali e l’arte delle origini rappresenta gli dei con teste di bestie… L’uomo nulla di più è e nulla di meglio dell’animale; proviene egli stesso dalla serie animale”.

 


Bobbioni MariapiaMariapia Bobbioni, psicanalista. Studiosa di questioni femminili attraverso il corpo e l’abito. 
Attualmente sta lavorando al libro Lo stile: la parola, il gesto, l’abito.
Insieme al Dottor Giovanni Pastorino Quintavalle, veterinario e ricercatore alla Statale di Milano (all’interno della facoltà di Veterinaria di Milano), sta sviluppando il progetto di Terapia reciproca uomo-animale e animale-uomo per quanto concerne i grandi felini.
(foto di Paola Mattioli)

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