Poetry Therapy Italia

08 FOCUS 8 Landscape of the lived 2 2018

 

L’articolo racchiude i concetti chiave esposti da Bulfaro al Seminario “Poetici effetti collaterali” alla Sala Convegni dell'Ospedale dell'ASL BI a Ponderano (BI) nel ruolo di Relatore e Responsabile Scientifico.

Sono stato chiamato dal gruppo che gestisce il Servizio Sanitario Formazione e Sviluppo Risorse Umane, a intervenire come Relatore e Responsabile Scientifico al Seminario intitolato “Poetici effetti collaterali. Quando la parola, lenisce, sorprende, trasforma”.
Questo testo non corrisponde esattamente a quanto ho esposto alla platea composta da professionisti della salute, dell’educazione e del sociale, poiché solitamente i miei contributi si sviluppano a braccio, ma definisce la mappa sintetica di quanto argomentato quel giorno. Tra le quattro poesie che avevo preparato per quella giornata vi erano Alzheimer, madre di Davide Rondoni, Se questo è un uomo di Primo Levi e Disattenzione Wislawa Szymborska, sul brano “Mishima/Closing” di Philip Glass, eseguito dal Multiphonic Saxophone Quartet. Qui riporto solo la preziosa poesia di Franca Grisoni.

Il discorso si è strutturato in quattro parti, di cui la prima introduttiva e le quattro successive di approfondimento:

1. Poetici quando?
2. Poetici effetti collaterali
3. Quando la parola sorprende
4. Quando la parola lenisce
5. Quando la parola trasforma

1. Poetici quando?

Sono molti i modi con cui la parola e il silenzio si intrecciano l’una all’altro: c’è il silenzio che rende palpitante e viva la parola, dilatandone i significati; c’è il silenzio che si sostituisce alla parola nel dire l’angoscia; c’è il silenzio che si nutre di attese e di speranze. Ogni silenzio ha un suo proprio linguaggio che, non solo in psichiatria, ma nella vita di ogni giorno, non può non essere decifrato. (Eugenio Borgna)

La poesia è fatta di silenzi e parole mai decifrabili totalmente e questa indecifrabilità propria della parola poetica ha origine dal silenzio da cui nasce ed è avvolta ogni parola.

La poesia, fonte della giovinezza
Ogni parola giunge alla sua massima vitalità, salute e longevità quando diventa poetica. Le parole usate nella quotidianità ordinaria arrivano opache, usurate, esauste, decrepite, ai piedi della poesia, e quando si immergono nella sua vasca, ne escono luminose e immortali, come accade nella leggenda della Fonte della Giovinezza, così ben rappresentata dal Maestro della Manta, o da Lucas Cranach, o da Hieronymus Bosch.
La poesia, l’ho compreso a fondo leggendo i versi di Tonino Guerra, ha il potere di ringiovanire. Lei, come quando lasci cadere un sasso in un pozzo, dalla notte dei tempi risale a te con una voce così antica, da farti sentire improvvisamente giovane, bambino, neonato.[1]

Accedere al poetico significa affacciarsi al proprio e altrui misterioso linguaggio.
Come accade in questa poesia di Franca Grisoni scritta in dialetto di Sirmione

Sgiüfa la facia come
la gh’ès pianzit,
ma a sec. E la ’l tas ela
el ghe vé mia föra
chèl che la té serat
nel fond fond
tra gula e luì
’ndó và le sò rais
che sul la daqua ela.
Ghe ’n vé che la capis
mia apena ela,
occ oter la vèt
che ’l sgiuf el i a tradis.

Traduzione in italiano dell’autrice

Gonfio il viso come
avesse pianto,
ma a secco. E tace lei
non le esce
ciò che tiene serrato
nel fondo fondo
tra gola e ombelico
dove vanno le sue radici
che lei solo irriga.
Gliene viene che
capisce
non solo sé,
altri occhi vede
traditi dal gonfiore.

Sul quando la parola sorprende

Questo quando è fondamentale che sia presente poiché implicitamente ci dice che non sempre la parola sorprende, lenisce e trasforma. La parola può spoilerare o essere prevedibile anziché sorprendere; irritare anziché lenire; trasformarci in persone indifferenti anziché in persone sensibili; nascere dall’ignoranza anziché dalla saggezza.
La presenza del quando ci dice implicitamente che la parola è quantomeno ambivalente, può edificare muri tra le persone come abbatterli, può costruire un ponte come farli esplodere, può illuminare come oscurare, rendere il cielo terso come annebbiare, può lenire come ferire.
La parola è una lama a doppio taglio.
La parola è limitata.
La parola come i suoi creatori è mortale: nasce, cresce/cambia, muore.
Questo quando vale a maggior ragione con la parola poetica poiché è parola potenziata.
La parola poetica a differenza della parola ordinaria, in termini di sorpresa, lenimento e trasformazione, ha in sé un potere intensificato, straordinario. Di conseguenza anche l’effetto dell’azione benefica o nociva della parola poetica diventa straordinariamente benefico o nocivo.

Quando la parola poetica cura?

Quando è insieme
1- amorevole,
2- consapevole,
3- sensibile,
e queste tre parti entrano fra loro in risonanza.

L’amore è alla base di ogni azione di cura ma da solo non basta. Se non si ha consapevolezza della giusta misura e del giusto momento in cui versare amore, l’amore si può rivelare nocivo e, talvolta, persino mortale. Per avere consapevolezza occorre avere tanta sensibilità.

2. Poetici effetti collaterali

Chi o cosa dovrebbe essere collaterale?

Significato di Collaterale:
Che è o sta a lato, di fianco, in senso proprio.
Chi esercita una professione di cura dovrebbe stare a fianco, ed essere un effetto collaterale.

L’individuo considerato una persona in salute che cura è un effetto causato dal fatto che ci sono persone che temporaneamente sono considerate non più in stato di salute. Se tutti gli esseri viventi sulla Terra restassero sempre sani e fossero immortali non ci sarebbe bisogno di cura. La cura nasce dalla condizione che siamo coscienti di esseri mortali.
Più abbiamo piena coscienza del dolore e della sofferenza dell’altro e più cresce in noi il desiderio di prenderci cura dell’altro o che l’altro si prenda cura di noi.
Quando dico “avere piena coscienza della sofferenza” intendo non solo capirla razionalmente e scientificamente, ma anche sentirla emotivamente e poeticamente.
Si passa dalla competizione propria del contesto sociale ordinario alla cooperazione propria della contesto sociale e personale dove operano le professioni di cura.

Significato di Competere:
Lottare con altri per il conseguimento di qualcosa, gareggiare. 
Stare a confronto, stare al passo.

Significato di Cooperare
Operare insieme con altri, contribuire attivamente al conseguimento di un fine.

Si passa dal dirigersi, chiedere insieme propria del contesto sociale ordinario al lavorare, attivarsi insieme propria della contesto sociale e personale dove operano le professioni di cura   

Etimologia di Competere:
Dal lat. competĕre, comp. di con- e petĕre "chiedere, dirigersi", propr. "andare, chiedere insieme".
Etimologia di Cooperare
Deriva dal latino operāri, che significa "lavorare" o "essere attivo”.

La poesia è un’opera d’arte

Ma cos’è un’opera d’arte?
Definizione di Opera d’Arte:
è una creazione materiale o immateriale prodotta dall'uomo con intenti estetici, concettuali o espressivi, che suscita emozioni, sentimenti, riflessioni, visioni nel pubblico, che acquisisce valore tramite l'interpretazione dell'artista, degli esperti e della società.

Poetici: creativi, estetici
Etimologia di Estetica.
La parola latina aesthetica (estetica) ha origine dalla parola greca αἴσθησις, che significa "sensazione", e dal verbo αἰσθάνομαι, che significa "percepire attraverso la mediazione del senso".

L’estetica ci educa alla sensibilità.
Ogni professione di cura, come l’arte, si basa anche sulla capacità di relazionarsi con l’altro percependolo con sensibilità. Opera col sentire, innanzitutto, e poi col capire l’altro e attraverso l’altro, avere coscienza di noi stessi

L’Opera d’Arte, non è di per sé terapeutica
L’Arte, poesia e poetico compresi, non è terapeutica di per sé. L’Arte è salutare che preservi il suo lato provocatorio, all’occorrenza dissacratorio, distruttivo, oltre al lato che armonizza e che ti aiuta dolcemente alla crescita e alla consapevolezza. Se c’è qualcosa che impari dalla Storia dell’Arte è che la bellezza abita tanto l’armonia che la disarmonia, il magro quanto il grasso, etc…

Non beatifichiamo la poesia. Del fiore della poesia teniamo tutto: dal fango quanto l’afrore.
La poesia e il poetico non sono di per sé terapeutici, possono rivelarsi nocivi se mal utilizzati.
La poesia e il poetico non sono terapeutici di per sé, la poesia è santa e puttana, crea e distrugge.

È necessario quindi:
1- Saper attivare l’aspetto terapeutico della poesia e del poetico.
2- Saper attivare al massimo la potenza terapeutica della poesia e del poetico.
3- Tener conto, come ogni cura, dei suoi “effetti collaterali”.

Si passa dalla competizione propria del contesto sociale ordinario alla cooperazione propria del contesto sociale e personale dove operano le professioni di cura alla co-creazione propria di contesti in cui l’operare è finalizzata all’arte, al conseguimento di valori estetici, valori che rendono straordinario l’ordinario.
Tenendo insieme competizione, cooperazione e co-creazione, la poesiaterapia e le altre arti terapie competendo, cooperando, cocreando insieme, a sostegno, in modo integrato, alle terapie scientifiche.

Definizione di Creare:
1. Produrre dal nulla, fornire dell’esistenza.
2. Fondare, istituire, costituire. Sorgere, formarsi, determinarsi.

Co-creare con le parole effetti benefici in tutto l’individuo, stando accanto. 

3. Quando la parola sorprende

A quale sorpresa ci riferiamo quando diciamo “sorprende”?

Significato di Sorprendere:
1- Cogliere, raggiungere di sorpresa.
Esempi: “durante la gita ci sorprese il temporale”, “Ci ha sorpresi in bene la sua reazione”, “Sorpresa!” (Festa di compleanno a sorpresa)
2- Scoprire qualcuno nell'atto di commettere un'azione disonesta o sbagliata, oppure che doveva rimanere segreta. Esempio: “hanno sorpreso il ladro sul fatto”, “il marito li ha sorpresi insieme.”
3 - Accorgersi all'improvviso di quanto si sta facendo inconsapevolmente. Esempio: "mi sorprendo a parlare da solo.
4 - Stupirsi, meravigliarsi. Esempi: “non mi sorprendo più di nulla”, ”si sorprese che dopo tanti anni lo avessero riconosciuto”.

A quale sorpresa ci riferiamo quando diciamo “sorprende”?
Una sorpresa piacevole, gioiosa, portatrice di consapevolezza, rinnovato senso, stupore, meraviglia.
Chi o come dovrebbe sorprendere la parola?
Il fegato malato di epatiti virali, steatosi epatica o cirrosi?
Il femore fratturato?
Il cuore cardiopatico?
Sì, anche – per chi coopera con la poesiaterapia – ma innanzitutto la parola poetica sorprende l’individuo, tutto.

La parola che sorprende: attiva in tutto l’ecosistema individuo, piacevolezza, gioia, consapevolezza, rinnovato senso, stupore, meraviglia… e di questo habitat sensibilizzato favorevolmente alla cura se ne giova ogni parte dell’individuo, così come se ne giova ogni cooperante nel contesto in cui questo individuo malato vive.

4. Quando la parola lenisce

Chi o cosa dovrebbe lenire la parola?
Significato di Lenire:
Attenuare, calmare, placare.
Etimologia di Lenire:
Dal latino lenis “delicato, leggero, dolce”
La parola dovrebbe lenire il dolore e la sofferenza altrui ma anche la propria.

5. Quando la parola trasforma

Chi o cosa dovrebbe trasformare la parola?
Significato di Trasformare:
Rendere completamente diverso nell'aspetto, nella struttura, nella funzione, ecc., modificare radicalmente. Mutare nel carattere, nelle idee, ecc.

Diventare completamente diverso nella forma, nella struttura, nella funzione, ecc.,  tramutarsi.
Cambiare: come il vestito, l’atteggiamento.
Trasformarsi come il bruco in farfalla, il seme in fiore.
Trasmutarsi: come la latta in oro.

Ecco che questo cambiare, trasformarsi e trasmutare avviene molto più facilmente se le energie mutano facendole fra loro giocare. Le parole leniscono, trasformano e sorprendono se c’è gioco. La cura reciproca si attiva spontaneamente se c’è gioco. Il gioco della cura reciproca, condotto con amore, consapevolezza e sensibilità, trasforma il nostro essere da pezzo di carne in vita a vita viva, da vita viva a vita d’oro. Il gioco è la medicina più grande (Lao Tse).

Note

 [1] Bulfaro D., Performare Poesia. Manuale in forma di Diari e Manifesti, Puntoacapo, Novi Ligure (AL), 2025, pag. 183.

Bibliografia

Borgna E., In ascolto del silenzio, Collana Vele, Torino, Einaudi, 2024
Bulfaro D., Manzalini M. P., Poesiaterapia. Quando le parole curano. I silenzi risuonano, Mille Gru, Monza, 2025.
Bulfaro D., Performare Poesia. Manuale in forma di Diari e Manifesti, Puntoacapo, Novi Ligure (AL), 2025.
Bulfaro D., Castellari A., Cesana S. e Gioia P. (A cura di), Scacciapensieri. Poesia che colora i giorni neri, Mille Gru, Monza, 2015
Grisoni F., Le crepe, Pordenonelegge – Samuele Editore, Anna (PN), 2021.
Grisoni F., Alzheimer d’amore, Poesie e meditazioni su una malattia, con Postfazione di Marco Trabucchi, Interlinea, Novara, 2017.
Levi P., La tregua, Einaudi, Torino, 1965.
Mazza N., Poetry Therapy. Teoria e pratica, Mille Gru, Monza, 2019
Manolino P., Paracelso alchimista, medico, mago, MEB, Torino, 1974.
Szymborska W., La gioia di scrivere. Tutte le poesie 1945-2009, Adelphi, Milano, 2009.


 

Dome Bulfaro Foto Dino Ignani Rimini 2016

Dome Bulfaro (1971) poeta, performer, artista visivo, editore, docente di Poesiaterapia e formatore, si dedica alla poesia (di cui si sente un servitore) e all’arte ogni giorno dell’anno. È uno degli autori italiani più attivi e decisivi nel divulgare e promuovere la poesia performativa ed è il principale divulgatore in Italia della Poetry Therapy/Poesiaterapia.
Ha fondato ed è direttore di Poetry Therapy Italia (2020),  rivista di riferimento della Poesiaterapia italiana. Ha fondato e dirige (con Simona Cesana) PoesiaPresente – Scuola di Poesia (2020, Monza), prima scuola italiana di poesia performativa, scrittura poetica e poesiaterapia, prima in Italia a proporre corsi di formazione per Facilitatori/ici in Poesiaterapia.
Dal settembre del 2024 fa parte del board del Journal of Poetry Therapy (USA); nell’ottobre 2024 ha preso parte alla 1st European Biblio/Poetry Therapy conference 2024 (Budapest) come referente per la Poesiaterapia italiana. 
(Foto Giuseppe Ruscigno)
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