Poetry Therapy Italia

18 POESIE Landscape 2 2026

 

Gary Glazner, figura storica della slam poetry mondiale e della Poetry Therapy americana applicata ai malati di Alzheimer (APP – Alzheimer’s Poetry Project), propone un trittico poetico in cui ripercorre i tre incontri fondamentali che hanno portato il Principe Gautama a diventare un Buddha: la vecchiaia, la malattia e la morte.

Approcciarmi a Glazner è stato un vero e proprio viaggio al fianco di un amico. Il tradimento della traduzione dall’inglese all’italiano, più che tradimento mi è sembrato un accordo, un disvelamento di piccoli dettagli portati alla luce. È stato come seguire le tracce di pane di Pollicino nel bosco. Queste “tre poesie di Gary Glazner” lasciano poco spazio al romantico e all’immaginazione edulcorata, impiegano semplici parole ma graffianti che non lasciano scampo. Coloro che nel buddhismo vengono chiamati angeli (o “visitatori celesti”, secondo la poeta Chandra Candiani), ossia la vecchiaia, la malattia e la morte qui vengono interpellati e si mostrano senza esclusione di colpi. Prima la vecchiaia, che porta con sé la malattia del dimenticare o forse la accentua, e la vita l’ha sempre avuta, come sembra suggerisce Glazner. Poi, la malattia, manifesta e inesorabile che non può portare ad altro che al capitolo finale.
E in tutto questo viaggio si riaccolgono scampoli d’amore e ritmo poetico che ci aiutano ad accompagnare la nostra natura di esseri mortali.

1.

Consegnare fiori

La pelle era appesa come stracci dal corpo del morto
Non riuscivo a voltarmi nella tenue luce grigia
Della stanza in cui lo preparavamo.

Tutto il giorno ho fatto la spola per i preparativi all’impresa funebre.
La quantità di fiori al funerale di una persona
È in proporzionalità diretta di quando fosse amata,
Quanto improvvisa sia stata la morte e quanto tragica
E qualche calcolo inconoscibile.

I fiori addolciscono l’aria
Quella è la loro abitudine.

Tom, l’impresario
Fece un gesto verso l’entrata della cappella
Dicendo, “Entri pure”.
La sua voce sottile come l’imbalsamazione:
Lo svuotamento dei sogni sostituito con un,
“Sembra davvero in pace.”

Quando ho portato i fiori
La finestra stave sorreggendo per metà il suo corpo
Sollevandolo, baciandolo, piangendo, chiamando il suo nome.

Tom tossì il suo alto magro
Scusateci signora, tosse-
Lei si ricompose
“Com’è bello” disse.

Ho messo a posto il cuscino di fiori per la bara
Poi ho avvolto le sue mani
In un rosario di strette perle rosee.
L’abbiamo lasciato solo nel dolore.
Il conteggio era iniziato.

Delivering Flowers

The skin hung like fabric off body of the dead man.
I could not turn away in the soft gray light
of the preparation room.
All day I shuttled arrangements to the funeral home.
The number of flowers at a person’s funeral
is in direct relation to how well they are loved,
how suddenly they died, how tragic the death
and some unknowable calculation.
Flowers sweeten the air.
That is their custom.
Tom the mortician
gestured toward the chapel door
saying, “Go on in.”
His voice quiet as embalming:
the draining of dreams replaced with,
“How peaceful he looks.”
When I brought in the flowers
the widow was half holding his body,
lifting him, kissing, crying, calling his name.
Tom coughed his tall thin
pardon us ma’am cough-
She composed herself.
“How beautiful,” she said.
I put the casket spray in place
then wrapped his hands
with a rosary of tight rose buds.
We left them alone in grief.
The counting had begun. 

2.

Noi siamo dimentichiamo.

Siamo le parole che abbiamo dimenticato.
Siamo il cambiare e mantenere il ritmo.
Abbiamo scritto una poesia.
È una bella poesia.
Non abbiamo orizzonti.
Non ci ricordiamo di esserci lavati o di aver mangiato
o di ciò che hai appena detto.
Chiedimi se ho dei figli?
Sei una bella signora.
Hai bellissimi occhi.
Lavami e mettimi a letto pulito,
stringimi mentre mi addormento.
Dammi un bacio, spazzolami i capelli.
Sei mia figlia?
La luce ci lava sopra le teste, momento, momento.
La nostra scrittura è bellissima
il contorcersi e fare occhielli delle lettere
non ricordiamo le nostre mani.
Le nostre orecchie esprimono desideri
non ricordiamo le nostre orecchie.
Sappiamo parlare tutte le lingue
non ricordiamo le nostre bocche.
Siamo porosi.
Siamo il passato.
Noi siamo dimentichiamo. 

We Are Forget

We are the words we have forgotten.
We are shifting and pacing.
We wrote this poem.
It’s a pretty poem.
We have no horizon.
We don’t recall washing or eating
or what you just said.
Ask me my name.
Ask me if I have children?
You’re a pretty lady.
You have beautiful eyes.
Wash me, put me to bed clean,
hold me as I fall asleep.
Give me a kiss, brush my hair.
You are my daughter?
Light washing over us moment, moment.
Our hand writing is beautiful
twists and loops of letters
we can’t remember our hands.
Our ears are wishful
we can’t remember our ears.
We can speak every language,
we can’t remember our mouths.
We are porous.
We are the past.
We are forget. 

3.

Il valzer della flebo

La morfina nel tuo respiro
Potrebbe stordire un uomo adulto.
Le sue mani sulle mie spalle,
cerca aiuto per alzarsi.
IV stadio, tubi che sembrano
i nastri sul palo del primo di maggio
e cavo di alimentazione.
Camminiamo, camminiamo, ci fermiamo
Camminiamo, camminiamo, costanti
Mentre andiamo in bagno,
facendo agitare il sostegno dopo di noi.
Può alzarsi da solo
Gli do un attimo.
Lo scatto dei guanti da chirurgo,
delicatamente lo lavo.
Il nostro valzer di “papa” suona al contrario,
lo adagio per farlo riposare.
Cercando di sembrare impegnato
Resto in ascolto per la sua morte.

(Per mio padre Billy Glazner. Da Theodore Roethke)

I.V. Walz

The morphine on your breath
Could make a grown man dizzy.
His hands on my shoulders,
he helps to lift himself up.
I.V. stand, maypole ribbons
of tube and power cord.
We step, step, stop,
step, step, steady,
our way to the toilet,
rolling the stand after us.
He can sit up on his own,
I give him a moment.
Snap on surgical gloves,
gently clean him.
Reverse our papa waltz,
lay him down to rest.
Trying to look busy,
listening for his death.

(For my father Billy Glazner. After Theodore Roethke)

 


 

Dome Bulfaro Foto Dino Ignani Rimini 2016

Francesca Acquaviva, Milano 1999, è poetessa e attrice, ha iniziato a scrivere e a recitare fin da piccola. Allieva di Domenico Bulfaro, ha iniziato la sua formazione presso il Teatro dell'Elica e ha completato i tre anni del corso attori presso Quelli di Grock. Nel 2022 ha formato la compagnia "Fiamme d'Acqua" con Fiamma Fiscelli.

» La sua scheda personale.