
L’esperienza del laboratorio di scrittura poetica nel servizio di Psichiatria Territoriale di Borgosesia ASLVC, racconta il viaggio di giovani donne alla ricerca del modo di stare in un mondo pieno di contraddizioni che diventano risorsa creativa. L’ambivalenza emotiva è spesso vissuta come fonte di sofferenza da chi convive con un disturbo di personalità ed è espressione di un conflitto interno profondo che condiziona la rappresentazione identitaria e le relazioni. Ma esiste un luogo dove questa tensione può essere abitata: la poesia.
Il progetto del laboratorio di scrittura poetica nasce da un azzardo: il sintomo diventa risorsa trasformativa. L’ambivalenza affettiva e relazionale è una caratteristica centrale del disturbo borderline di personalità che si manifesta con oscillazioni estreme tra attaccamento e rifiuto, idealizzazione e svalutazione, dipendenza e esigenza di autonomia. In una prospettiva terapeutica ed educativa l’ambivalenza non va eliminata ma riconosciuta come esperienza umana fondamentale.
La capacità di tollerare stati emotivi contrastanti è indicatore di regolazione emotiva e maturità psichica. Accettare di essere ambivalenti significa smettere di combattere contro una parte di sé e leggere il mondo come meno minaccioso. Il cuore del laboratorio è la scoperta del valore positivo dell’ambivalenza: uno spazio simbolico e protetto in cui avvicinarsi alle proprie emozioni senza doverle giustificare o spiegare.
Ma perché la poesia? La poesia non chiede mai di scegliere una parte, chiede di trovare la parola che le contenga entrambe. A differenza della prosa, che richiede una sequenza e una coerenza narrativa, in un verso poetico gli opposti possono coesistere. Il conflitto non esplode all’esterno ma si risolve nello spazio, nel tempo, nel ritmo della poesia che per sua stessa natura si prende cura della relazione che la persona ha con la propria complessità.
Nell’ambito del nostro laboratorio sono state utilizzate due tecniche specifiche: il petit-onze e il caviardage. Entrambi gli strumenti si caratterizzano per una cornice formale forte che però consente una profonda libertà espressiva.
Nei primi tre incontri la forma poetica del petit-onze ci ha guidato nella costruzione del gruppo. Il petit-onze è una composizione breve, di matrice surrealista, composta da undici parole suddivise in cinque versi secondo lo schema 1-2-3-4-1 che richiama la forma stilizzata di un albero. Al vertice il proprio nome per presentarsi al gruppo, poi la dedica a un compagno di viaggio, quindi il nome di una persona che ha lasciato il segno per cominciare a prendere confidenza con il tema dell’ambivalenza perché l’incontro con l’altro può anche ferire: gli alberi di cartoncino hanno via via cominciato ad abitare il bosco che ci rappresenta. La forma dell’albero diventa una funzione regolativa esterna grazie alla forza della sintesi e del ritmo: l’ambivalenza viene “tenuta dentro” e posso scegliere quali parti esporre all’esterno o custodire nella radice.
Negli incontri successivi abbiamo utilizzato il Caviardage – creazione di un testo poetico a partire da uno già esistente, oscurando delle parti per lasciarne emergere altre – ispirato da un’immagine connotata in modo ambivalente. Non si parte dal vuoto della pagina bianca ma da un materiale dato: parole già scritte che non si sono scelte come spesso accade con le emozioni e nelle relazioni.
Nessuno è sbagliato o vuoto perché la poesia è già lì nascosta nel caos della pagina e aspetta solo di essere trovata. La selezione delle parole che risuonano con il proprio stato emotivo del momento, la composizione poetica e la condivisione con il gruppo diventano un esercizio simbolico di attenzione, ascolto, scelta e appartenenza: cosa lascio visibile, cosa oscuro, cosa può coesistere sulla stessa pagina? La confusione dell’ambivalenza viene organizzata visivamente e il testo finale rende esplicito che emozioni opposte possono stare nello stesso spazio senza annullarsi ma arricchendosi reciprocamente di significati, proprio come la luce e il buio.
Gli stimoli visuali proposti sono stati scelti sulla base di questa caratterizzazione. Così un nido, che è spazio di protezione, può rappresentare anche una prigione; le forme scultoree morbide delle “Nanas” di Niki de Saint Phalle sono contrapposte alla leggerezza dei movimenti; la forza della fragilità di “Expansion”, opera della scultrice Paige Bradley, diventa simbolo estetico di verità emotiva alla ricerca delle parole che ci tengono insieme.
La distanza tra l’osservazione, la riflessione e la composizione è lo spazio necessario affinché si realizzi l’integrazione: accetto una parte perché contribuisce alla bellezza del componimento… e così avviene anche dentro di sé.
L’utilizzo della scrittura poetica con momenti di lavoro individuale alternati alla condivisione in gruppo si è rivelato uno strumento efficace di contenimento ed educazione emotiva; attraverso la valorizzazione delle risorse creative si è percepito un aumento dell’autostima, della capacità di mentalizzazione e del senso di appartenenza, perché essere ambivalenti non è essere confusi o folli, ma avere il coraggio di stare nel mezzo dove tutto è più vero.
– Scritto in collaborazione con Raffaella Francescoli, infermiera presso Psichiatria Territoriale di Borgosesia ASLVC –
Bibliografia
Alastra Vincenzo, “Brevi Essenziali Narrazioni (BEN). Una pratica formativa ed educativa pensosa e riflessiva” in Cura di sé, cura dell'altro e Humanities, Alastra V (a cura di), Pensa Multimedia, 2021.
Tina Festa, Trovare la poesia nascosta. Educare alla bellezza con il Metodo Caviardage®, Edizioni La Meridiana, 2019.
Leonora Cupane, Gli strumenti chirurgici della poesia. Verso una teoria della poetry therapy, Poetry Therapy Italia, n°1, 1 febbraio 2020
Roberta Ramazzina è educatrice professionale presso Psichiatria Territoriale di Borgosesia ASLVC. Appassionata da sempre di tutto ciò che permette all’essere umano di raccontarsi, trova nel paradigma della Medicina Narrativa, in cui si specializza seguendo diversi percorsi formativi, il modo di coniugare la propria identità con il ruolo professionale.

