
È possibile con la poesia favorire la consapevolezza di sé, l’espressione autentica, il benessere interiore e stimolare l’ascolto reciproco, il confronto, la condivisione di vissuti e il sostegno? Ragazze e ragazzi del Centro Socio riabilitativo “Le Ali” si sperimentato in un dialogo di voci: un viaggio poetico tra i pensieri profondi.
La parola si soddisfa nell’ascolto dell’Altro.
La mia parola è riconosciuta solo quando viene ascoltata.
Massimo Recalcati, La legge della parola, 2022
Desidero raccontare un’esperienza poetica nata al Centro Diurno Socio Riabilitativo “Le Ali” di Cossato che ospita ragazzi fragili di età compresa tra i 10 e i 18 anni. Tale esperienza è legata ad un laboratorio intitolato: “Voci in dialogo: il colore delle emozioni”. Il laboratorio è stato ideato come uno spazio sicuro e inclusivo, rivolto ad adolescenti in situazione di fragilità emotiva, relazionale e sociale.
Attraverso la scrittura poetica e l’uso simbolico del colore, i partecipanti sono stati accompagnati in un percorso di esplorazione e narrazione delle proprie emozioni, con l’obiettivo di favorire consapevolezza di sé, espressione autentica e benessere interiore.
Il primo elaborato dei ragazzi si è poi trasformato in una canzone. Ciascuno di loro ha dato il proprio contributo ed ecco che così è nato un testo collettivo che ruota intorno al tema della fragilità. Ogni ragazzo ha scritto il proprio pensiero, parlando d’amore, d’aiuto, di futuro, di insicurezza. Qui di seguito alcune strofe.
La fragilità è un’armonia
provoca dolore e allegria
perchè se non la vedi
lei agisce sotto i tuoi piedi
e quando ti aspetti di cambiare
c’è lei che ti fa restare
perché in fondo ci vuole bene
anche se ci dà pene.
Apri la porta del mio cuore
per vedere la notte passano le ore
balliamo alla luce della luna
per vederne la tossicità
e cercarne la cura
se mi chiedi dove vivo
ti rispondo nel profondo
saresti in grado di esplorare questo mondo?
Di aiutarmi se sprofondo?
Ci mostriamo tutti forti
perché vogliamo attenzioni e resoconti
ma se scavi nel profondo
troverai un cuore morto.
Questi siamo noi
ognuno le proprie fragilità
alla ricerca di personalità
perché con difficoltà
anche se la barriera è fragile
trattiene un’aspettativa stabile.
Un elemento centrale del laboratorio è stato il confronto all’interno del gruppo, vissuto non come esposizione, ma come opportunità di ascolto reciproco, riconoscimento e sostegno. La condivisione di vissuti, pensieri e testi poetici ha permesso la costruzione di legami di fiducia, valorizzando la diversità delle esperienze e offrendo a ciascun partecipante lo spazio per sentirsi parte di un gruppo. In questo contesto si sono attivati spontanei meccanismi di peer education nei quali ragazze e ragazzi hanno imparato gli uni dagli altri scoprendo che anche le fragilità possono diventare risorse collettive.
Il percorso poetico si è, inoltre, incentrato sull’uso di forme brevi e accessibili come il Petit-Onze e l’Acrostico. È noto come in ambito pedagogico queste strutture semplici ma suggestive siano strumenti efficaci per favorire l’espressione di sé, stimolare la creatività e facilitare il contatto con il proprio mondo interiore.
Il Petit-Onze, con la sua forma vincolata di 11 parole, suddivise in 5 versi, ha aiutato i partecipanti a concentrare pensieri ed emozioni in testi brevi, ma intensi, lavorando sulla sintesi e sulla precisazione del linguaggio.
L’Acrostico, partendo da una parola significativa scelta dai ragazzi (come il proprio nome, un’emozione o un valore), ha permesso un’esplorazione personale in chiave poetica e simbolica. La struttura chiara di entrambe le forme ha offerto un contenitore sicuro, favorendo la scrittura anche in chi si sentiva meno pronto nell’esprimersi. Il lavoro si è svolto in un clima di ascolto, fiducia e confronto, dove il gruppo ha funzionato come spazio di supporto, stimolando dinamiche di educazione tra pari e rafforzando il senso di appartenenza. Attraverso letture guidate, tecniche di scrittura creativa e momenti di restituzione collettiva, il laboratorio ha offerto strumenti espressivi per trasformare emozioni complesse in parole e immagini, favorendo l’empatia e l’autonarrazione.
La produzione finale delle raccolte poetiche illustrate ha rappresentato non solo un esito creativo, ma anche un segno tangibile del percorso condiviso.
Il laboratorio si è così configurato come un’esperienza educativa stimolante, dove la poesia ha agito come strumento di cura, trasformazione individuale e collettiva.
Qui di seguito, per concludere, alcuni dei Petit-Onze e delle Poesie con Impalcatura elaborate dai ragazzi.
Benedetta
maledetta ma
costretta alla perfetta
compattezza del sorriso splendente
infetta.
Pianto
costante manto
per mascherare soltanto
il più terribile tormento
spento.
Quando penso al futuro
mi sento in totale contrasto
come quando trovi un muro.
Camera
luogo sicuro
dove posso stare
ed essere me stessa senza
giudizio.
Solitudine
non è
gradevole ma mi
fa stare al sicuro
dagli altri.
Camilla
così sono
un nome proprio
ma un problema nel
mondo.
Sensazione
ansia costante
paura di sprofondare
un limite da non
superare.
Asia
viso terapia
cura amore amicizia
libertà felicità bellezza genitori
sephora.
Quando penso alla scuola
mi sento un mascara dei cinesi
quando non ho soldi.
Stefania Poppa, educatrice professionale che ha dedicato il suo percorso alla tutela dell’infanzia, dell’adolescenza e della fragilità. Dopo anni di lavoro sul campo tra comunità, centri di formazione professionale, servizi territoriali per minori e per disabili, oggi guida come Responsabile il Centro Diurno Socio Riabilitativo “Le Ali” di Cossato, accompagnando adolescenti fragili nel loro delicato percorso di crescita. Integra la sua professionalità pedagogica con l'attività di musicista e cantante; crede fermamente nel potere terapeutico della musica: dai laboratori di musicoterapia nelle scuole fino al lavoro con anziani e malati di Parkinson, la sua voce e la sua musica sono strumenti essenziali di cura e inclusione.

