
Il laboratorio di poesia organizzato all’interno della Scuola in ospedale SCDU Pediatria dell’Ospedale di Biella, si è rivelato un’occasione per bambini, preadolescenti e adolescenti di trovare uno spazio sicuro e creativo per esprimere emozioni e raccontare sé stessi.
Proporre la poesia in reparto pediatrico significa creare uno spazio simbolico e creativo all’interno di un contesto segnato da procedure cliniche, tempi sanitari e vissuti emotivi complessi. Il laboratorio di poesia, inteso come uso intenzionale della parola poetica a scopo educativo, espressivo e relazionale, offre strumenti compatibili con questo ambiente, rivolgendosi a bambini, preadolescenti e adolescenti. Le attività descritte si rivolgono a pazienti dai sette/otto anni in poi, ricoverati per periodi brevi, medi o lunghi, e avvengono dopo conversazioni preliminari approfondite, orientate alla loro conoscenza. Questi momenti propedeutici favoriscono l’instaurarsi di fiducia, consentono di far emergere gradualmente le preferenze, le attitudini e le curiosità personali. La proposta è facilitata dall’utilizzo di un kit ideato dalla poeta Silvia Vecchini, che prevede diverse idee e suggerimenti per superare la barriera del foglio bianco.

Il contesto: la scrittura poetica in reparto
Il reparto pediatrico è un ambiente che impone limiti evidenti, tra cui tempi brevi, energie altalenanti, stati emotivi variabili, difficoltà di concentrazione. In questo contesto, le attività devono essere flessibili, non performative e adattabili al bambino. La scrittura poetica, proposta in assenza di finalità valutative, si rivela uno strumento espressivo ed educativo particolarmente efficace: libera dai vincoli formali, permette di lavorare su immagini, parole isolate, percezioni sensoriali, ritmo e sonorità, valorizzando le risorse espressive dei bambini anche al di là della piena padronanza della scrittura convenzionale. Così, la poesia favorisce una partecipazione significativa e inclusiva, offrendo a ciascun alunno la possibilità di esprimersi secondo modalità, competenze e tempi personali.
Il kit di Silvia Vecchini
Il kit ideato da Silvia Vecchini e proposto in reparto si fonda su una concezione della poesia come esperienza accessibile, ludica e al tempo stesso profonda. Presenta differenti materiali-stimolo pensati per favorire l’emersione di pensieri personali, attivare l’immaginazione, ridurre l’ansia da “pagina bianca” e valorizzare la scelta individuale. La struttura modulare e flessibile rende le attività particolarmente adatte al contesto ospedaliero, consentendo interventi brevi e calibrabili in base alle condizioni psicofisiche, all’energia e alla disponibilità emotiva dei bambini e dei ragazzi, garantendo un coinvolgimento rispettoso dei loro ritmi e integrandosi armoniosamente nella quotidianità del reparto senza risultare invasivo o faticoso.
Descrizione delle attività proposte
Le attività iniziano quasi sempre con un’esplorazione libera del materiale, durante la quale il bambino può osservare, toccare, leggere, creare un taccuino personale o realizzare elaborati grafici, senza un immediato obiettivo di scrittura. Questa fase regolativa abbassa le difese, stimola la curiosità e restituisce senso di controllo e scelta, spesso compromessi dal ricovero.
Successivamente, selezionato lo stimolo di maggiore risonanza, l’alunno è invitato a esprimersi liberamente, prendendo spunto dagli esempi realizzati.
La scrittura può avvenire in diverse modalità, tra cui la poesia collage, proposta “senza carta e penna”, ma mediante forbici e colla. Il processo creativo consiste nel selezionare, scomporre e ricomporre parole o frammenti testuali tratti da libri e riviste, scegliendo in base a risonanze personali, suggestioni emotive o qualità sonore. I frammenti vengono quindi accostati liberamente su una pagina bianca, sperimentando disposizioni, pause e vuoti, e fissati tramite incollaggio o trascrizione. Il risultato è una costruzione poetica non lineare, che valorizza ritmo visivo e dialogo tra parole e silenzi, configurandosi come una pratica aperta e inclusiva.

La poesia con metafore e associazioni di parole prende avvio da frasi-stimolo come Mi sento come… o Il mio cuore è…. Il componimento si sviluppa accostando liberamente termini scelti da elenchi predisposti (che cosa, come, dove) in base a risonanze emotive, sensoriali o simboliche, senza necessariamente vincoli logici. Le parole creano immagini metaforiche che traducono il vissuto interiore in linguaggio figurato e possono essere arricchite da un’espansione introdotta da perché o quindi, o concluse con una frase finale. La poesia si configura così come uno spazio guidato e protetto, in cui il materiale predefinito sostiene la creatività e rende l’esperienza accessibile e significativa, superando l’ansia della pagina bianca.

Le proposte basate su un incipit predefinito, corredato da spunti per la continuazione, si articolano in tre modalità di stimolo. Ciascuna offre una cornice guida all’avvio della scrittura, senza limitare la libertà espressiva, permettendo a ciascuno di sviluppare il testo secondo sensibilità, immagini interiori e ritmo narrativo personali.
In una delle proposte, l’alunno è invitato a stilare un elenco di azioni, gesti o consuetudini legate all’attesa di un periodo dell’anno o di un momento significativo [Quando senti (l’estate) arrivare, metti tra le cose da fare…]. Lo spunto favorisce la riflessione sul tempo dell’attesa e sulle aspettative ad essa connesse, stimolando il richiamo di immagini, ritualità e sensazioni. L’elenco si trasforma così in uno strumento narrativo ed evocativo, capace di restituire in forma poetica l’atmosfera emotiva dell’attesa.


Nel secondo caso [Giorni che…], lo spunto invita a rievocare un’esperienza attraverso l’esplorazione dei cinque sensi, richiamando sensazioni corporee ed emotive ad essa associate. L’attenzione alle percezioni visive, uditive, tattili, olfattive e gustative favorisce l’ascolto del proprio sentire e consente di trasformare impressioni e immagini interiori in parole, offrendo uno spazio di espressione intima che valorizza la soggettività dell’esperienza.

Nell’ultimo esempio [Ridere è…], lo studente è invitato a riflettere sul significato personale dell’azione, trasformando un momento comune in uno spazio di introspezione ed espressione. Lo stimolo iniziale guida a descrivere non solo il gesto, ma anche sensazioni, emozioni e contesti ad esso associati, esplorandone il valore affettivo, sociale o simbolico. Il componimento diventa così un’occasione per articolare pensieri e percezioni, tradurre in parole l’esperienza vissuta e restituire un’interpretazione soggettiva del momento evocato.

Dopo aver mostrato esempi e fornito indicazioni, gli alunni sono stati lasciati liberi di esprimersi senza interventi, con eventuali errori ortografici mantenuti intenzionalmente, poiché l’obiettivo è l’espressione autentica di sé, dei propri vissuti, sensazioni ed emozioni. La riflessione su lingua e ortografia viene eventualmente rimandata ad un momento successivo. I bambini possono modificare, cancellare, ricominciare o lasciare incompiuto il testo, esito anch’esso legittimo.
Alcuni studenti hanno affrontato spontaneamente il tema del ricovero e dell’esperienza ospedaliera, mentre in altri casi l’avvicinamento è stato delicatamente sollecitato, sempre rispettando tempi, sensibilità e disponibilità, valorizzando la scrittura poetica come strumento di narrazione ed elaborazione emotiva.
Conclusioni
La poesia rappresenta uno strumento educativo e comunicativo di grande efficacia, offrendo ai bambini uno spazio sicuro e creativo per esprimere emozioni e raccontare sé stessi. In contesti come il reparto, dove il corpo è spesso al centro dell’attenzione, la scrittura poetica restituisce voce all’immaginazione e al sentire, favorendo l’esplorazione dell’interiorità e la costruzione di un’identità emotiva più consapevole. La poesia aiuta a riconoscere, nominare e descrivere i propri sentimenti, promuovendo benessere psicologico e sociale, stimola creatività e riflessione linguistica e arricchisce le competenze espressive. Diventa così un ponte tra interiorità e mondo esterno, trasformando emozioni complesse in esperienze di crescita, relazione e benessere, contrastando la passivizzazione spesso associata all’esperienza di malattia e ricovero.
Manuela Pozzi. Insegnante nella scuola in ospedale presso il reparto di Pediatria del Nuovo Ospedale di Ponderano (Biella). Formata a Genova come insegnante di sostegno per la primaria, ha insegnato tra Genova e il Biellese. Dal 2011 porta avanti con convinzione l’esperienza della scuola ospedaliera appartenente all’Istituto Comprensivo di Vigliano Biellese. Nutre interesse per le metodologie didattiche, che applica con consapevolezza nella pratica educativa. Il tema della cura in senso ampio la coinvolge, con attenzione alla dimensione relazionale ed emotiva dell’apprendimento. Integra tecnologie digitali, manualità e creatività con l'impegno di trasformare il ricovero in un tempo formativo e sereno per ogni alunno.

