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Poetry Therapy Italia

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La conversazione avvenuta con Franco Mussida, intitolata Ecologia dei sentimenti dal pianeta Musica e inclusa nello scorso numero di Poetry Therapy italia, viene ora completata con il racconto del "Progetto CO2", grazie al quale il fondatore della PFM, per la prima volta ha fatto sì che la Musica entrasse “nelle carceri per educare all’ascolto e dare sollievo”. Il progetto si sta sviluppando da tre anni in quattro case circondariali italiane: Monza, Opera, Rebibbia e Secondigliano.

Bulfaro: Diversi passaggi del tuo libro li ho associati a un principio che in musicoterapia o in poesiaterapia viene detto “Iso-principio”. Una sua applicazione prevede ad esempio che di fronte a una persona depressa tu non debba andare in opposizione, facendogli ascoltare della musica o una poesia allegra, bensì della musica che ha lo stesso sentire, lo stesso sentimento, la stessa vibrazione sonora emotiva. Nel “Progetto CO2” (www.co2musicaincarcere.it) che hai attivato in diverse case circondariali tu stai sviluppando questo tipo approccio. Ce ne parli?

Mussida: Come sai il mio lavoro si può anche definire una ricerca. Una ricerca che si è svolta per una trentina d’anni, soprattutto in carcere e in comunità. Ha trovato un’accelerazione negli ultimi sette anni, e un’accelerazione ancora più forte negli ultimi tre. Si è basata essenzialmente sulla costruzione di rapporto nuovo con l’ascolto della Musica, un’esperienza che ha coinvolto centinaia di detenuti, alcuni di questi divisi in comuni gruppi di lavoro. Lo scopo era portarli a riflettere. A ragionare, anzi a sentire più che a ragionare, sul lavoro della Musica, ciò che fa effettivamente. Momenti di esperienza comune che potrebbero anche definire sedute collettive di psicologia emotiva.

Non mi sento di utilizzare il termine musicoterapia. Non ho mai vissuto come terapia questo tempo trascorso insieme, ma come la costruzione di un percorso intimo valoriale in cui il suono è il protagonista. Un percorso di coscienza che certo, potrebbe anche essere definito salvifico, ma che in fondo conduce le persone, semplici ascoltatori, ad osservare, a rendersi conto nell’intimo di sé stessi quale sia il vero lavoro della Musica.

Ma in cosa consiste questo suo agire nell’intimo della gente e come questo suo lavoro si possa comprendere, intuire, immaginare, sentire? La prima cosa che ritenevo dovesse essere educata era la capacità di riconoscere istintivamente prima, in modo più fine poi, le differenze emotive provocate da precise e selezionate tipologie di flussi musicali. Ci si chiedeva: “(...) ma il fondo cosa ci raccontano questi insiemi sonori da un punto di vista emotivo, che sentimenti sorgono e come li nominiamo, cos’è davvero malinconia, nostalgia, tristezza. Cos’è entusiasmo, gioia, felicità?”.

Dimenticavo di dire che nei laboratori il cuore pulsante, nel “Progetto CO2”, è un’audioteca divisa per stati d’animo prevalenti divisi in nove famiglie principali e tre derivati a testa. Del resto si è appena detto che la comunicazione musicale è pura intenzione emotiva, un arcobaleno di sensazioni affettive alle quali la persona reagisce istintivamente, quindi la domanda ci sta. Ecco, se di questo arcobaleno fatto di miliardi di sfumature, si cominciano poco per volta a identificare e definire un numero limitato di sfumature, quattro colori emotivi di base, e li si fa sperimentare, li si fa sentire, vivere ai gruppi, accade senza volerlo, che si comincia a praticare concretamente la comunicazione musicale. Si comprende meglio anche cosa intendevo prima per flussi musicali selezionati. In virtù di quanto detto finora si può dire che stiamo parlando non solo di comunicazione musicale, ma di comunicazione emotiva ed affettiva individuale. Riconoscere i flussi musicali essenziali, i colori emotivi di base, sentendoli agire prima istintivamente, poi ponendovi attenzione, dà modo all’ascoltatore di percepire vivo ed operante il proprio specchio interiore. Osservare la propria istintività in azione grazie al lavoro della Musica, è già un mettersi oggettivamente in ascolto di se stessi. Ma significa anche osservare che spesso una certa intenzione emotiva sprigionata da una Musica, non è provata da una sola persona nel gruppo, ma da tanti compagni di nazionalità ed etnie diverse.

È la prova che dietro la frase “La Musica è un linguaggio universale” vibra un principio di uguaglianza, quello che ribadisce una comune organizzazione emotiva. La Musica è un “linguaggio universale” in quanto parla alla nostra comune struttura emotiva. Una struttura identica nei principi, ma non per qualità e forme. In ciascun uomo batte un cuore, piccolo o grande, più sensibile o meno, ma è pur sempre un cuore. Abbiamo quindi un’identica struttura fisica fatta da scheletro e organi interni, un nostro aspetto generale che poi ciascuno modella in modo unico e irripetibile. Accade anche per la nostra struttura emotiva. Sulla base di comuni malinconie, nostalgie, gioie, serenità, rabbie, calme, ciascuno modella la propria struttura emotiva declinandola nella propria privata struttura affettiva.

Tornando ora ai quattro colori emotivi, se si impara ad osservare un certo flusso musicale, e si sta attenti a comprendere come ci si sente interiormente quando lo si ascolta, si può dire che si sta già osservando una parte del proprio intimo processo emotivo.

È possibile quindi sperimentare concretamente, e rendersi più consapevoli, attraverso un ascoltare e un dialogare comune, del senso e del valore emotivo di queste quattro grandi famiglie di flussi musicali. Famiglie sonore che di fatto costituiscono l’ombra sonora delle quattro principali correnti del sentire percettivo ed emotivo di ciascun uomo. Correnti di un’energia invisibile quanto subconscia, eppure orientabile, quella dell’Io, che collegano l'intimo essere dell’uomo al mondo. Flussi emotivi interiori che dialogano perfettamente con i flussi musicali e viceversa. Percezioni del “sentire” che agiscono tra lo spazio interiore e quello esteriore con flussi che si muovono in quattro diverse direzioni.

La prima, che dalla centralità dell’essere porta a uscire da se stessi, ci porta fuori anche solo con uno sguardo. La sua magia si attua quando si orienta questo flusso di energia da se stessi verso l’esterno. Si può dire che quando è in azione questo flusso percettivo, si va ad incontrare la realtà esterna, si incontra l’altro, si ha possibilità di osservarlo con meraviglia, di toccarlo emotivamente. Da un punto di vista musicale esiste una specifica corrente di suono, esistono flussi sonori, che agiscono in sintonia con il nostro essere emotivo, facendoci vivere in modo purissimo quella stessa intenzione emotiva che ci porta verso il mondo, che ci induce ad abbracciarlo. La si può chiamare corrente dell'entusiasmo. Ogni genere o stile musicale esprime questa corrente di comunicazione. Ma come per le altre tre, la corrente emotiva del flusso musicale dell’entusiasmo non agisce attraverso le forme, ma attraverso i principi che le costituiscono, principi che sono Codice Musicale che abita le forme. L’entusiasmo lo trasmette il jazz, la Musica classica, il pop, il metal, la trap… Ogni forma musicale ha il suo entusiasmo. I principi musicali che costituiscono il codice sono i cinque elementi oggettivi che indicavo in precedenza e che accendono in noi il senso del timbro, del tempo, della melodia, dell’intervallo e dell’armonia.

Sono le diverse combinazioni tra questi elementi del codice che lavorando ciascuno in modo indipendente, ma in armonia tra loro, che ci fanno percepire il sorgere del sentimento della gioia, della gaiezza, dell’intimo piacere dei movimenti, che vive nel flusso sonoro dell’entusiasmo che per simpatia da elemento intimo può diventare una necessità fisica. Si può dire quindi che a farci ballare, fino a scatenarci sia il Codice Musicale racchiuso nei brani e nelle composizioni ricche di entusiasmo. La gioiosità di un walzer, uno shake, una samba, una danza moderna libera, nonostante i diversi movimenti ha un massimo comune denominatore, un solo piacere comune: quello di manifestare la gioiosità, l’entusiasmo.

C'è poi una seconda corrente che si può dire sia esattamente contraria a questa. Una corrente emotiva e percettiva personale, su cui agisce un flusso musicale parallelo, che ci spinge, una volta catturato, percepito, toccato emotivamente quell’essere, gli oggetti, l’esperienza percettiva del mondo esterno, a portare tutto dentro di noi. Si potrebbe fisicamente – come fa una pianta carnivora con l’insetto – accoglierlo, tenerselo stretto dentro noi stessi, rifletterci sopra, assimilarlo emotivamente. Quella corrente ci spinge anche a osservarlo, e nello stesso tempo, grazie all’azione dei flussi musicali in grado di far sorgere in modo puro questo tipo di azione di intenzione emotiva, ad osservare, a riconoscere l’esistenza del nostro spazio interiore proprio grazie all’attuarsi di questo processo in noi. Un “riflettere” quindi su ciò che ci è entrato dentro e che ora è parte di noi e ci appartiene. Un riflettere che diventa un istintivo elaborare. Questa corrente che elabora con piacere ciò che ci vive dentro, che illumina lo spazio interiore la si può chiamare corrente malinconica. Anche in questo caso ad agire per il piacere di chi si sente più portato a vivere questa corrente c’è la Musica. E anche in questo caso è il codice che agisce in tutte le forme musicali. Dalle ballad, alle arie popolari pop, jazz, ai ‘chiari di luna’ della Musica classica, i flussi musicali malinconici di natura solare o lunare, più portati verso la speranza o la tristezza ci regalano l’opportunità di sperimentare quel piacere per la solitudine che chiamiamo malinconia.

C’è poi una terza corrente opera invece proprio a cavallo tra queste due, tra il dentro e il fuori. Una sorta di corrente parallela che lavora però in senso orizzontale anziché in verticale come le due precedenti. Una corrente percettiva che, come per le precedenti, ha un suo parallelo musicale. Una corrente più dura, più rigida che si può dire operi all’intersezione tra le prime due. In quel territorio tra il dentro il fuori, tra il passato del riflettere e la scoperta del nuovo: il territorio del presente. Una corrente percettiva che sprigiona il fare della vita, un agire lucido, volitivo, che fa tesoro di entusiasmo e di riflessività: la corrente della saggezza e della fermezza. I flussi musicali collegati a questa corrente spaziano dall’epica sprigionata dagli inni nazionali alle più prosaiche marce di ogni tipo, ai tempi duri e ripetitivi che hanno il battere più che il levare come incipit ritmico. Ma tutto conduce a percepire il senso, il piacere dell’essere qui ed ora.

Infine una quarta corrente di energia percettiva ed emotiva che opera in modo libero nello spazio interiore. Opera con lo scopo di limitare il potere delle altre tre. Una corrente sospesa, l’esatto contrario del piacere dell'azione, dell’elaborazione, dell’entusiasmo. La si può definire la corrente dell’oblio. Da un lato l’esplorare curioso, il fare, il ricordare ed elaborare, dall’altro la voglia di rallentare, di godere del piacere dell’ozio, del non movimento fino a raggiungere la stasi silenziosa, il piacere del sogno e del sonno. Anche in questo caso il Codice Musicale agisce in modo trasversale in tutti i generi. Dal silenzio sottinteso di tanta Musica di origine celtico-gaelica, ai Raga indiani, fino ad arrivare alle tante composizioni per Musica d’ambiente tanto usate da massaggiatori e studi dentistici. A questa corrente percettiva e musicale, a questa forza che sopisce e alimenta il piacere del non fare, del riposare si può dare il nome di flemma. Sono nomi che si rifanno alla teoria degli umori di Ippocrate, ma che di fatto costituiscono la base di un territorio psicologico in perenne evoluzione. Questi quattro elementi o correnti percettive fondamentali, questi quattro colori emotivi musicali, che ci aiutano a percepire la realtà esteriore ed interiore, sono quindi le correnti che ci permettono di vivere l'esperienza emotiva in diverse sfaccettature. La Musica parla a queste correnti, le mette in movimento dentro di noi sotto forma di pure intenzioni emotive. È questo lo spirito col quale sono stati condotti i gruppi di lavoro. Un operare educativo che ha lo scopo di rendere consapevole la persona dell’effettivo parallelismo operativo, tra correnti musicali e correnti di energia biologico percettiva. Solo dopo, attraverso l’attuarsi di un ascoltare attivo e consapevole si è potuto entrare nel merito del piacere o del dispiacere che ciascuno dei partecipanti ai gruppi percepiva rispetto a una o più di queste correnti. Il tutto però è avvenuto insieme dialogando, nominando la muscolatura emotiva per quello che davvero è, ovvero citando esplicitamente non solo le nove grandi famiglie emotive e le loro varianti. Si è andati ben oltre l’identificazione dei ventisette stati d’animo con i quali è stata organizzata l’audioteca, si sono nominati decine di sensazioni emotive. È stato questo parlarne senza timore in luoghi dove i sentimenti vengono come seppelliti dal dolore e dalla costruzione; è stato questo togliere il velo del dubbio rispetto all’effettiva esistenza di un mondo interiore che vive in noi, che ha reso questo lavoro un’azione educativa importante non solo a livello personale ma sociale. Un’azione che grazie alla magia della Musica aiuta la persona a rimuovere le barriere, ad ammainare le bandiere della diffidenza, aprendo in noi le porte ad un pensiero nuovo e al contempo antico, che in noi vive un principio di uguaglianza che ha agito e agirà per sempre. Un principio che ci viene confermato dal Codice Musicale. Un principio che afferma che: “…come sei fatto interiormente tu, sono fatti anche gli altri…”.

Un pensiero che conferma come qualsiasi tipo di discriminazione razziale sia totalmente priva di senso.

 


 

giacomo nucciGiacomo Nucci insegna lettere alla scuola secondaria di 1° grado dopo la laurea in Lettere Classiche in Statale di Milano. Dal 2009 fa teatro e dal 2013 teatro-poesia, sotto la guida di Dome Bulfaro. Ha pubblicato una raccolta di poesie, Sabbie e sorgenti, nel 2013 con Steber Edizioni. Dal 2017 è membro del gruppo editoriale e di ricerca Millegru, con cui ha pubblicato Così va molto meglio. Nuove pratiche di Poetry Therapy e con cui pratica poesia ad alta voce, laboratori per bimbi, massaggio poetico con donne incinte e con adulti.
» La sua scheda personale.

 


 

Dome Bulfaro Foto Dino Ignani Rimini 2016Dome Bulfaro (1971), poeta, performer, editore, è uno degli autori italiani più attivi nel divulgare e promuovere la poesia performativa e la poetry therapy. È stato invitato dagli Istituti Italiani di Cultura per rappresentare la poesia italiana in Scozia (2009), Australia (2012) e Brasile (2014). Ha formato e dirige artisticamente il gruppo di ricerca Mille Gru di Monza (2006), poi costituitosi in associazione (2007), casa editrice (2008) e gruppo curatore della rivista Poetry therapy Italia (2020). Ha fondato con Simona Cesana PoesiaPresente LAB, scuola di poesia (2020), sempre gestita da Mille Gru. Ha ideato, cofondato ed è stato Presidente della LIPS, Lega italiana poetry slam. Come critico e studioso ha pubblicato Guida liquida al Poetry slam (Agenzia X, 2016) e ha tradotto con Sara Rossetti Poetry Therapy. Teoria e pratica di Nicholas Mazza (Mille Gru, 2019). Le sue pratiche di poesia terapia si sono sviluppate dal 2009 in Italia e all’estero, negli ospedali di Lecco, Milano, Lugano, il Coesit di Melbourne, in collaborazione con l’Hospice di Monza e presso altri enti. (Foto Dino Ignani)
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