Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Poetry Therapy Italia

casiraghy 40

All’indomani della prima Conferenza nazionale della NAPT avvenuta online (alla quale Nicole Bizzotto ha partecipato), Marianela Medrano, nuova presidente della storica Associazione Nazionale Poetry Therapy statunitense, traccia il proprio personale percorso di formazione, scandagliando i numerosi approcci che adotta per aiutare le persone a essere più consapevoli di sé. In particolare soffermandosi su quelle terapie e pratiche utili ad affrontare la terza ondata pandemica.

È stato difficile organizzare la prima conferenza NAPT “virtuale”? (https://naptconference2021.com/)?
Com’è andata secondo te?

Fortunatamente, lavorare in squadra rende tutto più facile. Il Consiglio di amministrazione della NAPT ha lavorato duramente per far sì che la nostra prima “conferenza virtuale” diventasse una realtà. Catherine Tanguis, che ha presieduto la conferenza, è una persona creativa e attiva che, insieme a molti volontari, ha fatto di tutto per farla funzionare. Abbiamo imparato molto da questa esperienza e ci sentiamo più capaci di poter offrire, in futuro, altri programmi di questo tipo. Nel 2022 speriamo di riuscire a organizzare una conferenza in presenza, tuttavia, siamo preparati a un’altra conferenza “virtuale”, nel caso la pandemia si dimostrasse ancora una grave minaccia per la nostra salute.

Qual è stata la tua formazione?

Ho un dottorato di ricerca in Psicologia transpersonale. Mi sono anche formata in Mindfulness e Psicologia buddista, che continuo a praticare. La mia formazione include anche la consulenza matrimoniale e familiare e quelle che vengono chiamate “Terapie cognitivo comportamentali di terza ondata o terza generazione”, in particolare: la ACT terapia di accettazione e impegno, la MBSR Riduzione dello stress basata sulla consapevolezza e la DBT Terapia comportamentale dialettica. Inoltre, la mia formazione si è concentrata anche sul trauma, sia individuale, sia collettivo. Ho prestato anche particolare attenzione a come il processo di colonizzazione del mio Paese abbia provocato il trauma che permea tutto il tessuto culturale del popolo americano.

Come combini, nella tua pratica clinica, l’uso della terapia cognitivo comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT), della Poetry Therapy e della Mindfulness?

La costruzione di una narrazione, a cominciare dal linguaggio, ha molto a che fare con la guarigione, quindi per me aveva pienamente senso aggiungere il mix Poetry Therapy/ Mindfulness alla Terapia cognitivo-comportamentale. I risultati sono stati alquanto positivi, sia per coloro con cui lavoro, sia a livello personale, perché: tutto ciò che chiedo alle persone di fare, prima, lo sperimento su me stessa. In pratica, sono la mia cavia.

C’è ancora molto da apprendere circa le differenze tra la terapia cognitiva (o Beckian Therapy), impiegata perlopiù nella seconda ondata, e gli approcci della terza ondata. Quest’ultima pone un chiaro accento sulla Mindfulness e su altre innovazioni relative alla terapia cognitivo comportamentale. Nella terza ondata, l’obiettivo è concentrarsi meno sulla riduzione dei sintomi psicologici ed emotivi e più sull'analisi contestuale e sull'accettazione delle cose per quel che sono. Usiamo tecniche esperienziali e indirette per stimolare trasformazioni, portando un'attenzione più ampia al cambiamento. La ACT (Acceptance and Commitment Therapy, da non pronunciarsi come A-C-T, ma come singola parola, in quanto in inglese “act” significa “azione”, NdT), ad esempio, presta molta attenzione al contenuto e al contesto della narrazione, aspetto che si allinea perfettamente con la Poetry Therapy.

Nella Poetry Therapy usiamo parole, simboli e storie per aiutare le persone a esprimersi e a concepire modi nuovi e differenti di essere, all'interno della loro personale narrazione. Mindfulness è la traduzione inglese della parola indiana Sati della lingua pāli, che significa “essere presenti nel qui e ora, con apertura, accettazione e senza giudizio”. La Mindfulness, quindi, è un’alleata ideale per la scrittura e la poetry therapy; va a supporto del percorso che procede verso il benessere psicologico.

Nel mio corso Percorsi verso la completezza: scrittura consapevole per memorabili salti di senso (Pathways to Wholeness: Mindful Writing Toward Momentous Leaps of Meaning), combino Mindfulness, scrittura e consapevolezza dell’eredità che ci deriva dai nostri antenati, come via per aiutare le persone a creare le proprie storie, in modo da non permettere ad altri, o alle circostanze, di descrivere o determinare chi sono. Il corso facilita la scrittura, le riflessioni, la meditazione e le discussioni su cosa significhi liberarsi dalla frammentazione e ritrovarsi di nuovo interi. In questo corso guardo a come la frammentazione del sé determini conseguenze indesiderate quali la depressione, l’ansia, il blocco creativo e la paura.

Esplorando la Mindfulness nella nostra scrittura e nella nostra vita, possiamo trasformare la paura e il panico nella libertà di abbracciare la nostra umanità. Sappiamo che non è sempre facile discernere quale strada prendere quando ci troviamo di fronte a un bivio; la transizione, il cambiamento rappresentano passaggi difficili per la maggior parte delle persone. La scrittura consapevole favorisce la percezione del cambiamento come un invito a esplorare, con la “mente del principiante”, per essere curioso di vedere cosa sta emergendo. Nel corso esploriamo modi per affrontare le difficoltà senza abbattersi, oppure se ci abbattiamo, impariamo a farlo con “grazia”. Negli ultimi dieci anni della mia vita ho affrontato molte perdite. La scrittura consapevole mi ha mantenuto sana e mi ha aiutata, nelle inevitabili difficoltà, a “cadere con grazia”.

Come hai scoperto il mondo della Poetry Therapy?

Inconsapevolmente applicavo una mia versione di Poetry Therapy sin da quando ero bambina, scoprendo il potere delle parole e dei simboli per lenire il dolore e il potere di un racconto per liberarmi dalle paure. Nella mia famiglia era importante la tradizione orale e sono cresciuta ascoltando storie fantastiche che liberavano la mia immaginazione. Quando sono venuta a vivere negli Stati Uniti, ho lavorato nel campo dell'istruzione e mi sono appoggiata alla scrittura e alla creatività come via principale di comunicazione con gli studenti. Un giorno, mentre curiosavo, ho trovato un articolo sulla Poetry Therapy. Non potevo credere ai miei occhi! Quello che stavo facendo aveva un nome. Ho subito contattato il mentore più vicino a me, la dottoressa Sherry Reiter, che vive a Brooklyn, una dei pionieri del settore. Siamo entrate subito in sintonia e, da quel momento, ho iniziato un percorso che mi ha gratificata e che ha trasformato la mia vita in tanti modi.

Quando hai deciso di diventare una poetaterapeuta?

Quando ho deciso di fare un apprendistato con la Dott.ssa Sherry Reiter e ho anche deciso di tornare a scuola, per seguire un corso di psicologia. Ho prima completato un master in Mental Health Counseling e poi sono passata al dottorato. Volevo assicurarmi di essere completamente pronta ad aiutare nel caso in cui la scrittura avesse risvegliato nelle persone emozioni problematiche, ma ero anche attratta dalla ricerca e dall'insegnamento.

Pensi che un poetaterpeuta dovrebbe prestare molta attenzione al background culturale del paziente? Perché sei interessata alla psicologia interculturale?

Certamente sì, senza comprendere il background culturale di una persona, saremmo ciechi, totalmente incapaci di vederla. Studi culturali e psicologia sono inseparabili. L’esperienza culturale è il contesto in cui quella persona opera, sia all'interno, sia all’esterno di sé. Potremmo dire che: la psicologia sta nel mezzo, tra il nostro sé e la cultura. La psicologia interculturale ci offre un contesto essenziale per l'interessere, per dirla riprendendo un concetto, e una parola, coniata dal saggio buddista Thich Nhat Hanh.

Per capire una persona dobbiamo posizionarci, con umiltà, dietro di lei, così da poter guardare attraverso i suoi occhi la cultura e il mondo che vede. Dobbiamo comprendere i vari significati che memoria, trauma, speranze e sogni hanno per quella persona. L'identità è multistrato e complessa; dobbiamo avere una visione poli-oculare. Abbiamo bisogno di un tipo di visione tramite la quale vedere le differenze da molteplici angolature, narrazioni e contesti, in modo che la nostra mente sia in grado di vedere ciò che altrimenti potrebbe restare a noi invisibile. Quante volte pensiamo già di conoscere qualcosa finché non la osserviamo con maggiore attenzione. Il concetto d’illusione ottica, per così dire, è particolarmente importante nel Buddismo. Spesso abbiamo l’illusione di conoscere o comprendere qualcosa quando in realtà ne perdiamo i punti più intricati e vitali. Le pratiche di consapevolezza hanno aumentato il mio livello di curiosità nel cogliere l’intero quadro.

La consapevolezza, nel Sati, è al centro di ciò che facciamo, mentre ci avviciniamo a tutti con un atteggiamento giusto, non troppo severo, ma non troppo condiscendente. La consapevolezza della nostra origine e cultura, per esempio, rappresentano uno strumento eccellente, da portare sempre con noi. Essere consapevoli della nostra motivazione, delle forze che guidano le nostre azioni quando interagiamo con gli altri, può fare la differenza e può risolvere molti dei problemi che dobbiamo affrontare. Agendo così non saremo giudicanti, ma amorevoli e compassionevoli. Ad esempio, se agiremo con un atteggiamento consapevole interagendo con qualcuno di un'altra cultura, potremmo chiederci: posso considerare questa persona nella piena consapevolezza delle nostre rispettive differenze e affinità? E aspetto ancor più importante: è possibile confrontarsi pur essendo pienamente consapevole di non conoscere nulla dell’altro? Partendo dal presupposto di non dare nulla per scontato: dovrei essere curioso e approcciarmi in maniera gentile? Riesci a immaginare come sarebbe il nostro mondo se tutti i leader mondiali in campo sanitario, dell'istruzione, della politica... diventassero così consapevoli?

Hai studiato Psicologia Transpersonale… Perché questa scelta? Conosci il dottor Pierluigi Lattuada che lavora utilizzando la psicologia transpersonale in Italia?

Ho riflettuto a lungo sul tipo di psicologia che volevo studiare e qualcuno che mi conosceva bene mi ha indirizzata verso la psicologia transpersonale. Mi sono innamorata di questo ambito; è un campo, come sai, che esplora gli stati e gli stadi di coscienza e tutto ciò che è al di là dell'ego o del personale. Volevo un tipo di psicologia che potesse davvero concentrarsi sulla creazione di una mente, un corpo e un'anima sani, condizione che alla fine porta a un'esperienza più soddisfacente del nostro passaggio su questo pianeta. Siamo essenzialmente uno spirito in un corpo fisico e abbiamo una coscienza multilivello.

La psicologia transpersonale si presta alla comprensione di questi concetti, così gli individui possono accedere a stati di coscienza più elevati, i quali potenzialmente possono portare a vite più appaganti. Mi piace come unire una formazione in psicologia tradizionale e una formazione più profonda circa gli studi transpersonali ci predisponga a un approccio più generalista. Ciò significa che possiamo aiutare le persone ad affrontare i problemi più banali fino agli enigmi spirituali più profondi e complessi.

Non conosco personalmente il dottor Pierluigi Lattuada, ma sono davvero felice di vedere il lavoro che si sta portando avanti in Italia; la psicologia transpersonale ha bisogno di diffusione e di un giusto riconoscimento.

 


 

azzurra d agostino

Marianela Medrano, PhD, counselor, poetaterapeuta certificata, è mentore/supervisor della IFBPT, International Federation for Biblio/poetry therapy, Presidente della NAPT e fondatrice del Palabra Counseling & Training Center. La sua ricerca letteraria è apparsa in numerose antologie e riviste in America Latina, Europa e Stati uniti. Il suo TEDTALK tenuto presso l’Ursuline College tratta del suo lavoro e la sua ricerca con il popolo Taino. 

» La sua scheda personale.

 

 


 

nicole bizzottoNicole Bizzotto, dottoranda di ricerca all’Istituto di Comunicazione Sanitaria dell’Università della Svizzera italiana di Lugano. Ha l'obiettivo di creare un ponte tra la scienza e la poesia. Ha conseguito un M.Sc. in Cognitive Psychology in Health Communication (doppia-laurea tra l’Università della Svizzera italiana a Lugano e l’Università Vita-Salute San Raffaele a Milano) con il massimo dei voti e lode con una ricerca sperimentale sulle metafore visive. Precedentemente si è laureata in Psicologia Cognitiva all'Università di Trento con il massimo dei voti e lode. Collabora con Mille Gru come scientific advisor e responsabile della comunicazione con l’Estero per le pratiche di poetry therapy.
» La sua scheda personale.

 

 

Abbi cura di te,

sostieni questo progetto

Poetry Therapy Italia header