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Poetry Therapy Italia

06 marelli

In Io ti salverò di Alfred Hitchcock la battuta “La tua mano sta ricordando” detta da Ingrid Bergman innesca un dialogo tra Dome Bulfaro e Sara Della Giovampaola, esperti di poesiaterapia, circa la relazione tra scrittura e cura del dolore memorizzato nel corpo.

Dome Bulfaro
Nel film del 1945 Io ti salverò di Alfred Hitchcock, la dottoressa Costanza Petersen (interpretata da Ingrid Bergman) della clinica psichiatrica Villa Verde, nota che la persona (Gregory Peck) senza nome da lei amata e che come suo paziente sta curando da una misteriosa quanto traumatica amnesia d’identità (per questo viene soprannominato Mister X), presenta sulla mano e sul polso sinistro “un’operazione avvenuta negli ultimi sei mesi, di innesto cutaneo per una ustione di terzo grado”, questo ipotizza la dott.ssa Petersen.  
Lui guarda la larga escoriazione cicatrizzata, non ricorda dove e come se la sia procurata, ma vorrebbe ritrarsene perché ricordare gli procura sofferenza. Ma lei caparbia gli tiene la mano e lo esorta a ricordare:

Costanza Petersen: La tua mano sta ricordando. Apri la mente e il dolore andrà via. Dov’è successo?

Mister X: Non ci riesco. Fa male

CP: Cosa è successo?

MX: Sta bruciando. La mano brucia.

CP: Prova a ricordare

Mister X subito dopo sviene. Ora vorrei soffermarmi sulla battuta “La tua mano sta ricordando”, con la conseguente, implicita deduzione: “per questo ti brucia”. Battuta e deduzione mi colpiscono perché già nel 1945, in chiusura di seconda guerra mondiale, Hitchcock e Ben Hecht, lo sceneggiatore del film, dicono al pubblico di massa del cinema due verità: 1– che il corpo ha una memoria (anche) localizzata, in questo caso mano e polso; 2– che il dolore somatizzato e memorizzato in una determinata parte del corpo, se accolto, processato e compreso dalla mente può essere dissolto.

Da qualche anno (2017) propongo un esercizio di scrittura che parte da un contatto o una pressione fisica piacevole o dolorosa (nei limiti accettati dallo scrivente) effettuata costantemente sullo scrivente da un’altra persona o da noi stessi.

Scrivere avendo la pressione costante di un dito in un punto del nostro corpo che presenta una contrazione muscolare; o scrivere mentre ci tengono dolcemente la mano, o mentre poggiano il loro peso sulle nostre spalle, o mentre ci massaggiano laddove abbiamo tensioni per una irritazione al colon trascurata… La sensazione piacevole o spiacevole che percepiamo riaccende la memoria, modellando ritmi e parole, non necessariamente collegate esplicitamente con i ricordi risvegliati, ma in qualsiasi condizione psicofisiologica lo scrivente si ritroverà a scrivere, gli si apriranno porte espressive che lo libereranno, foss’anche in piccola parte, da esperienze dolorose somatizzate nel tempo da noi stessi o ereditate dai corpi dei nostri avi. Come dice la Dottoressa Petersen a Mister X: “Apri la mente e il dolore andrà via”.

Sara Della Giovampaola
“Apri la mente e il dolore andrà via” come dice la dott.ssa Peterson, ma potremmo anche dire: “Tocca il dolore e si aprirà la mente!”. Mi piace il lavoro che descrivi di sollecitare un punto dolorabile di contrazione muscolare e scrivere, o scaricare il peso e scrivere… entrare in contatto con una contrattura o poter scaricare il peso corporeo in modo alternativo rispetto a quelli abituali sta alla base dell’elaborazione del trauma e in generale della trasformazione psichica. È un lavoro potentissimo che va saputo maneggiare come un bisturi! Eh sì, è un bel balzo culturale, il significato delle corazze ce lo ha insegnato Wilhelm Reich e la scuola psicosomatica e bioenergetica, suffragati oggi dai primi lavori di ricerca scientifica. E poi c’è un ulteriore salto: la dimensione traumatica che il corpo custodisce, trattata con la poesia si fa forma di drenaggio e strumento di fuoriuscita e rivisitazione del trauma. Emozionante sperimentazione pionieristica la nostra, con alla base una solida teoria. Non è questo il luogo per esporla ma possiamo tranquillamente affermare che il corpo ricorda e parla. I nostri piedi ricordano la strada che hanno fatto e quanto è stato franoso o impervio il terreno in certi passaggi. Attraverso il tatto la pelle recupera ciò che quel distretto corporeo – sapientemente toccato – ha vissuto. E non solo il tatto ma la nostra sensorialità in generale ha una memoria che attraverso la poesia può sgorgare come sangue, trovando un drenaggio e una possibilità di trasformazione…

Una volta, tanti anni fa in epoca pre pandemia, mi capitò di lavorare con un signore anziano privo del senso dell’olfatto. Con un lavoro condotto con tecniche immaginative e corporee di mobilitazione di muscoli del volto il signore poté risentire un vago profumo ma immediatamente con grande emozione riemerse un forte e inaspettato odore particolare: quello della polvere da sparo! In una immediata ricostruzione narrativa emotiva  – flusso di coscienza – l’uomo associò l’odore ad un episodio di oltre sessant’anni prima: durante la guerra in uno scontro diretto il suo amico era stato colpito da un proiettile e gli era morto tra le braccia. Il dolore fu così forte che avrebbe potuto ucciderlo o fatto impazzire se il corpo non lo avesse in qualche modo arginato aiutandolo a dimenticare. Ecco un esempio eclatante di come il blocco inibitorio di una funzione fisica possa servire a rimuovere un evento troppo angoscioso, insopportabile dalla coscienza. E proprio il lavoro archeologico del terapeuta attraverso la rimozione di tale impedimento può portare alla luce il ricordo là sepolto. La narrazione poetica può dare forma a quell’angoscia che altrimenti potrebbe solo essere bloccata (con grosse perdite di vitalità) oppure divorare l’individuo.

 


 

Dome Bulfaro Foto Dino Ignani Rimini 2016Dome Bulfaro (1971), poeta, performer, editore, è uno degli autori italiani più attivi nel divulgare e promuovere la poesia performativa e la poetry therapy. È stato invitato dagli Istituti Italiani di Cultura per rappresentare la poesia italiana in Scozia (2009), Australia (2012) e Brasile (2014). Ha formato e dirige artisticamente il gruppo di ricerca Mille Gru di Monza (2006), poi costituitosi in associazione (2007), casa editrice (2008) e gruppo curatore della rivista Poetry therapy Italia (2020). Ha fondato con Simona Cesana PoesiaPresente LAB, scuola di poesia (2020), sempre gestita da Mille Gru. Ha ideato, cofondato ed è stato Presidente della LIPS, Lega italiana poetry slam. Come critico e studioso ha pubblicato Guida liquida al Poetry slam (Agenzia X, 2016) e ha tradotto con Sara Rossetti Poetry Therapy. Teoria e pratica di Nicholas Mazza (Mille Gru, 2019). Le sue pratiche di poesia terapia si sono sviluppate dal 2009 in Italia e all’estero, negli ospedali di Lecco, Milano, Lugano, il Coesit di Melbourne, in collaborazione con l’Hospice di Monza e presso altri enti. (Foto Dino Ignani)
» La sua scheda personale.

 

 


 

azzurra d agostino

Sara Della Giovampaola, psicologa, docente di psicofisiologia psicodinamica e di narrazione e poesia-terapia presso il Master di Arti-terapie ad orientamento psicofisiologico di Roma, svolge attività clinica applicando le tecniche riabilitative Psicofisiologiche. Ha pubblicato con Vezio Ruggieri Il collo e le sue rughe (Edup, Roma 2002); Il trattamento psicofisiologico in Psicologia e Riabilitazione (E.U.R., Roma 2004); La condizione esistenziale nella terza età: un approccio psicofisiologico e arte-terapico (E.U.R., Roma, 2008).

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