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Poetry Therapy Italia

06 marelli

Sono tante le pratiche educative proposte a scuola che potrebbero rientrare nella Biblio/poesiaterapia evolutiva (o dello Sviluppo), ma questo fa delle insegnanti e delle maestre che le conducono delle/dei Biblio/poetaterapeute/i? Dome Bulfaro in questo articolo breve risponde a questa domanda partendo da quanto detto durante il suo intervento sulla Poesiaterapia davanti a una platea di insegnanti e maestre/i, a Roma il 28 giugno 2022 al convegno Biblioterapia: il benessere a scuola attraverso i libri. Primo Convegno Internazionale sulla Biblioterapia a scuola.

 

Sul piano sgombro della cattedra poggiano tre oggetti: una brocca di vetro piena di tè, una piccola tazza in ceramica col suo piattino abbinato e, immancabile, il libro tascabile Adelphi 101 storie zen di Nyogen Senzaki e Paul Reps, che con la sua dalla lisa copertina marrone mi accompagna fin dall’adolescenza.

Quando tutta la classe si è seduta e il silenzio satura l’aria, inizio a versare lentamente il tè nella tazza. Il tè dapprima zampilla contro la ceramica del fondo tazza, poi zampilla rigoglioso nel tè stesso, mentre la tazza mano a mano si riempie, fino a quando qualche goccia zampilla sulla cattedra e il tè, giunto sull’orlo della tazza, tracima, cola sul piattino e tracima ancora da tutti i lati. Si crea un rigagnolo di tè sulla cattedra che, lentamente, giunge al limite del piano della cattedra e infine casca, schizzando sul pavimento e formando una piccola pozza a ridosso dei piedi di chi è seduto in prima fila. La classe resta sospesa tra l’esterrefatto e l’attonito. Smetto di versare il tè. Ripongo la piccola brocca di vetro sulla cattedra, apro il libro a pag. 13 e leggo:

1. Una tazza di tè.
Nan-in, un maestro giapponese dell'era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n'entra più!».
«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».[1]

Dopodiché chiedo secondo loro che cosa volesse dire il racconto, invitando tuttə ad intervenire senza paura e senza giudicare gli interventi. Timidamente si alzano le prime mani e, poco alla volta, inizia a zampillare un dialogo, uno scambio rigoglioso di vedute tra me e loro, tra loro e loro.

Capitava spesso, con una mia nuova classe, che fosse questo il rito di iniziazione, di un percorso insieme che sarebbe durato un anno.

Dal 1996, per sedici anni consecutivi, le mie lezioni di scultura al Liceo Artistico si sono svolte così: leggendo ad alta voce racconti zen, poesie, stralci letterari, ascoltando canzoni, a cui seguiva un confronto aperto fra studentə in cui svolgevo il ruolo di facilitatore del confronto di crescita fra pari, con il fine dichiarato alle/agli allievə di voler formare innanzitutto delle persone e solo in seconda battuta un professionista della scultura.

Molte delle pratiche che già le/gli insegnanti svolgono a scuola con le proprie classi o interclassi rientrerebbe in pratiche che potremmo classificare come Biblio/poesiaterapia evolutiva (o dello Sviluppo). Anche quello che facevo ogni giorno a lezione potrebbe senz’altro essere classificata come Biblio/poesiaterapia evolutiva. Ma posso affermare che già allora agivo da poetaterapeuta? Apparentemente sembrerebbe di sì ma la risposta è invece no. Rispondo no perché agivo in quanto educatore, formatore, insegnante di una disciplina artistica e non da poetaterapeuta. Agire secondo questa professione richiede cinque requisiti: 1- Intenzionalità nell’usare il testo in senso terapeutico; 2- Consapevolezza del proprio ruolo di terapeuta; 3- Una terapia programmata; 4- Una professionalità a sostenere questa terapia; 5- Una professione esercitata secondo un codice etico condiviso.

Personalmente questi requisiti, naturalmente con un’esperienza e delle competenze diverse rispetto a oggi, li ho avuti dal 2009, quando ho iniziato ad operare intenzionalmente secondo un percorso terapeutico da me guidata con una certa consapevolezza del ruolo di poetaterapeuta che avevo assunto, avendo chiari i confini del mio ambito professionale e i limiti delle tecniche da me adottate. Certo all’epoca in Italia non c’era altro modo che maturare una formazione da Biblio/poetarapeuta se non direttamente sul campo e da autodidatta, condizioni che si stanno evolvendo solo in tempi recentissimi, in ambito di Biblioterapia presso l’Università di Verona (dal 2021), grazie alla docente universitaria Federica Formiga e al biblioterapista Marco Dalla Valle, e in ambito di Poesiaterapia (dal 2022) grazie ad un corso propedeutico promosso da noi di Mille Gru sotto la mia direzione.

Si tratta dei primi significativi passi mossi nella convinzione che sia necessario praticare la professione del biblio/poetaterapeuta secondo un proprio codice etico, al pari dei medici e degli psicologi, già da tempo formulato e seguito negli USA e in altri Paesi. Emerge quindi l’esigenza di istituire quanto prima una IFBPT (International Federation for Biblio/Poetry Therapy) italiana in grado di promuovere corsi di formazione validi a livello nazionale e internazionale, secondo criteri nazionali condivisi, con accrediti e corsi di aggiornamento annessi.

Anche perché va senz’altro riconosciuto a insegnanti e maestrə è che certamente diversə di loro sono attentə al benessere dei/lle propriə allievə; che hanno agito e agiscono sulla via della Biblio/poesiaterapia, mostrando una naturale propensione a integrare nella propria formazione, strumenti, approcci, conoscenze, capacità, competenze, proprie del biblio/poetaterapeuta, arricchimenti che oltre a farli crescere sul piano umano e professionale, hanno il dono di mostrargli sotto una luce inedita la loro materia d’insegnamento.

Le loro e le nostre tazze sono vuote, non resta che versarci il miglior tè.

 

[1] 101 storie zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Milano, Adelphi, 1992.

 


 

Dome Bulfaro Foto Dino Ignani Rimini 2016Dome Bulfaro (1971), poeta, performer, editore, è uno degli autori italiani più attivi nel divulgare e promuovere la poesia performativa e la poetry therapy. È stato invitato dagli Istituti Italiani di Cultura per rappresentare la poesia italiana in Scozia (2009), Australia (2012) e Brasile (2014). Ha formato e dirige artisticamente il gruppo di ricerca Mille Gru di Monza (2006), poi costituitosi in associazione (2007), casa editrice (2008) e gruppo curatore della rivista Poetry therapy Italia (2020). Ha fondato con Simona Cesana PoesiaPresente LAB, scuola di poesia (2020), sempre gestita da Mille Gru. Ha ideato, cofondato ed è stato Presidente della LIPS, Lega italiana poetry slam. Come critico e studioso ha pubblicato Guida liquida al Poetry slam (Agenzia X, 2016) e ha tradotto con Sara Rossetti Poetry Therapy. Teoria e pratica di Nicholas Mazza (Mille Gru, 2019). Le sue pratiche di poesia terapia si sono sviluppate dal 2009 in Italia e all’estero, negli ospedali di Lecco, Milano, Lugano, il Coesit di Melbourne, in collaborazione con l’Hospice di Monza e presso altri enti. (Foto Dino Ignani)
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