Poetry Therapy Italia

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Numerose ricerche scientifiche evidenziano che, nonostante negli anziani con demenza vi sia un progressivo deterioramento delle facoltà cognitive, le aree cerebrali associate alla memoria musicale vengono preservate e restano intatte alcune abilità e competenze musicali fondamentali, come l’intonazione, la tonalità e il ritmo. La poesia, in quanto “musica verbale” possiede effetti terapeutici e permette di migliorare la qualità della vita delle persone con malattia di Alzheimer e delle loro famiglie

L’Alzheimer è anche chiamata “malattia del lungo addio”, un’espressione che genera profonda malinconia e un senso di impotenza. È una malattia che sfida il vuoto e la morte. Mentre il soggetto affetto dal morbo di Alzheimer, durante lo stadio iniziale, prova generalmente frustrazione, rabbia e tristezza dovute sia all'incapacità di ricordare parole, sia alla consapevolezza del proprio deterioramento, la famiglia assiste, invece, a un "processo di decomposizione" (Franzin/Grisoni, 2017) che culmina nel ritrovarsi a dover accettare di non essere mai esistiti per la persona amata e a fare i conti con la cenere, con i campi bruciati dal fuoco dell’oblio.

Come può la poesia essere uno strumento di cura per quelle persone naufraghe in un mare di parole che non riescono ad afferrare?

Per gli anziani con demenza, infatti, il linguaggio, la produzione e la comprensione sono problematiche, soprattutto negli stadi successivi della malattia (Bayles & Tomoeda, 2007). Tuttavia, l’uso della poesia viene sempre più riconosciuto come un mezzo prezioso per migliorare il benessere delle persone con demenza (Jones & Betts, 2016) in quanto non richiede di seguire una trama e può essere apprezzata anche da chi non ha una memoria a breve termine. Difatti, chi è affetto dalla malattia dell’Alzheimer, la più comune demenza neuro-degenerativa, durante la fase iniziale perde progressivamente la memoria a breve termine, ma conserva la memoria a lungo termine. In Poetry, philosophy and dementia, una ricerca, pubblicata in The Journal of Mental Health Training, Education and Practice, ha dimostrato come negli anziani assumano un valore fondamentale le poesie imparate da bambini o da giovani, permettendo loro di esprimere emozioni profonde, migliorare la comunicazione e le relazioni familiari.

Renato Barilli, storico critico dell’Arte, afferma che “l’esercizio del linguaggio è prima di tutto un flusso sonoro” (1978), ciò significa che il tono, il timbro, il ritmo della voce e lo spazio assumono una particolare rilevanza nella comunicazione. “Il poeta sonoro vuol dunque riscattare la parola parlata, ma ecco che abbandonandosi al flusso sonoro del parlato, egli raggiunge una zona intermediale ove s’intersecano, sconfinando dai propri codici, più arti, dalla poesia alla musica, alla mimica, alla danza, ecc… Così il poeta non è più solo con la propria parola, ma deve al contempo gestire tono, timbro, ritmo della voce, il proprio spazio scenico, la luce che l’illumina nonché il rapporto complesso che egli instaura col pubblico: egli è “una voce in movimento” (G. Fontana, 2003).

Gli interventi di poesia con persone affette da Alzheimer rappresentano “una modalità di collaborazione e di gioco” (Selberg, 2015). L’intervento poetico si configura all’interno di una pratica intermediale delle arti terapie nelle quali la linea di demarcazione tra i vari elementi artistici che le connotano risulta impercettibile. Le principali esperienze di intervento poetico, infatti, fanno riferimento a un uso congiunto della poesia e della musica. Ricerche hanno evidenziato che questo connubio esercita degli effetti terapeutici di gran lunga maggiori rispetto all’uso selettivo di una sola pratica artistica.

Diverse ricerche scientifiche evidenziano che, nonostante negli anziani con demenza vi sia un progressivo deterioramento delle facoltà cognitive, le aree cerebrali associate alla memoria musicale vengono preservate e restano intatte alcune abilità e competenze musicali fondamentali, come l’intonazione, la tonalità e il ritmo. Per queste sue qualità, la musica è una porta di accesso basilare ai ricordi, a prescindere che il soggetto conosca o meno la canzone. La poesia, allora, in quanto “musica verbale” (Meyer, 2015), potrebbe avere effetti terapeutici assimilabili a quelli prodotti dalla musica?

I benefici della musica non si limitano a contrastare la noia e ad aumentare la socializzazione tra gli anziani che vivono nelle case di cura, ma incidono positivamente anche sul corpo. Diversi studi hanno, infatti, evidenziato un aumento dell’ossitocina, chiamato anche “ormone dell’amore”, la cui produzione determina un effetto rilassante sul corpo. Vi è, inoltre, un aumento significativo dello stato d’animo e una riduzione dello stress, che a loro volta stimolano la produzione dell’immonuglobulina A, un anticorpo essenziale per il buon funzionamento del sistema immunitario. Il movimento, che spesso nasce spontaneo durante l’ascolto delle canzoni, migliora la deambulazione, permette di riacquistare un senso di equilibrio e una buona coordinazione. Questi effetti si configurano come un balsamo per l’anima dell’anziano increspata dalla tristezza. Spesso accade, infatti, che negli anziani insorgano sintomi depressivi dovuti alla sensazione di essere stati abbandonati, al senso di frustrazione e inutilità che subentra quando le parole sbiadiscono, al senso di smarrimento e disorientamento causato dall'estraneità nei luoghi in cui sono costretti a vivere e a quel desiderio – negato – di voler tornare a casa, in quella casa della propria infanzia, di cui ancora vi è qualche frammento, qualche ricordo sparso.

La musica influisce favorevolmente anche su alcuni disturbi del comportamento, quali l’aggressività e il wandering, ovvero il girovagare senza una meta, tipico degli anziani affetti dal morbo di Alzheimer.

Uno dei contributi più importanti giunge dagli Stati Uniti ed è rappresentato dall’Alzheimer’s Poetry Project (APP), un’organizzazione, fondata nel 2004 da Gary Glazner, senza scopo di lucro, che utilizza letture interattive di poesie per migliorare la qualità della vita delle persone con malattia di Alzheimer e delle loro famiglie.
Glazner utilizza in modo costante il paratesto, un concetto originariamente introdotto da Gerard Genette, critico letterario e saggista francese, con riferimento alla letteratura scritta, ma trasferito da Novak (2011, p. 139) al contesto della poesia dal vivo.
I paratesti riguardano tutti gli elementi che non fanno veramente parte della poesia eseguita propriamente, ma hanno un’influenza sul suo significato e la sua ricezione. Negli interventi poetici di Glazner si possono distinguere, a seconda della loro funzione, due tipi di elementi paratestuali. Il primo e più importante paratesto è di natura sociale. Serve principalmente a stabilire contatto con i partecipanti, per immergerli nell’evento dal vivo e per dare loro un senso di realizzazione. Ci sono diversi modi per ottenere questo risultato. Un modo per attivare le risposte è annunciare qual è l’argomento della poesia o fornire alcune informazioni di base sul poeta. Il secondo aspetto centrale nell’approccio di Glazner è la chiamata e risposta o antifonia, un modello di performance che si basa sulla partecipazione del pubblico, e in particolare, sulla ripetizione a eco dei versi recitati. Questa tecnica è fondamentale in quanto attiva la memoria ecoica, uno dei sistemi di memoria sensoriale, il quale fornisce la capacità di recuperare l’esatta impressione di un suono poco dopo che è terminato. Quando gli anziani ripetono un verso di una poesia dimostrano il mantenimento della capacità di accedere al loop fonologico responsabile dell’elaborazione delle informazioni uditive e verbali. Un altro metodo è rappresentato dall’improvvisazione collaborativa in cui lo scopo è quello di suscitare delle produzioni linguistiche nell’anziano, che spesso vengono accompagnate anche da gesti.
Glazner fa anche uso delle canzoni per intensificare ed espandere il coinvolgimento dei partecipanti. La ricerca ha dimostrato che le filastrocche, il pop e le canzoni popolari, come tipo specifico di atto linguistico, non sono influenzate da malattie cognitive progressive che causano il declino del linguaggio (Van Lancker Sidtis, 2009). Questo spiega perché i partecipanti passano facilmente dall’azione di ripetere i versi di una poesia classica attraverso la chiamata e risposta, al cantare collettivamente canzoni e recitare filastrocche (Swinnen, 2016).

Una tipica sessione di APP dura un’ora e coinvolge tra le quindici e le trentacinque persone; permette di coltivare la memoria a breve termine e attingere ai ricordi della memoria a lungo termine, suscitando emozioni nei partecipanti riferite a ricordi di infanzia.
Glazner è anche autore di Ears on Fire: Snapshot Essays in a World of Poets e How to Make a Living as a Poet, nonché l’editore di Sparking Memories: The Alzheimer’s Poetry Project Anthology nella quale sono raggruppate delle poesie da utilizzare a seconda della fase che sta attraversando la persona. Di seguito se ne riportano alcune:

Fase iniziale:

Sonnet 18 (Sonetto 18) – William Shakespeare

Kubla Khan – Samuel Taylor Coleridge

The Kiss (Il bacio) – Sara Teasdale

Annabel Lee – Edgar Allen Poe

She Walks in Beauty (Ella passa radiosa) – Lord Byron

Stadio intermedio:

A Red, red rose (Una rosa rossa rossa) – Robert Burns

How do I love thee (Come ti amo) – Elizabeth Barrett Browning

The Daffodil (Narcisi) – William Wordsworth

The Arrow and the Song (La freccia e la canzone)– Henry Wadsworth Longfellow

Swift Things Are Beautiful (Le cose rapide sono belle) – Elizabeth Coatsworth

Fase avanzata:

The Tiger (La tigre) – William Blake

The Owl and the Pussy-Cat (Il gufo e la gattina) – Edward Lear

Purple cow (Mucca viola)– Gelette Burgess

Rock Me to Sleep – (Scuotimi per dormire) – EliIzabeth Akers Allen

The crow (Il corvo) – Edgar Allen Poe

Gary Glazner è ancora molto attivo e promuove diverse iniziative che possono essere visionate su alzpoetry.com 

Altra pioniera statunitense che ha utilizzato la poesia con pazienti malati di Alzheimer è Molly Middleton Meyer, giornalista di Dallas nel Texas, fondatrice di Mind’s Eye Poetry, un progetto che mira, come lei stessa afferma, a “riscrivere la demenza”, a guardare oltre la malattia e ricamare insieme all’anziano uno spazio di luce dove poter inseguire attimi di felicità e condivisione, per dimostrare di aver ancora qualcosa da dire a dispetto dell’Alzheimer che spazza via ogni cosa.
In particolare, l’attività della Meyer si dispiega nel tenere dei seminari di poesia con pazienti di Alzheimer e demenza durante i quali, ogni anziano contribuisce, almeno con una riga, a scrivere una poesia. Ciò ha portato alla composizione di oltre 700 poesie.
Mentre spesso ci si concentra su ciò che l’anziano ha perso, “la tecnica della Meyer si concentra sull’ancoraggio del paziente al momento presente e su alcuni esercizi che possono innescare ricordi” (Kristine Crane, 2014). Quella che segue è una poesia che i residenti della US Memory Care di Colleyville, Texas, hanno scritto insieme durante una delle sessioni di poesia della Meyer:

I ricordi indugiano

L’odore della pioggia
intride la notte d’autunno.
Le foglie sottovoce scorrono,
in una cascata di luce.
Una panchina riposa sola
nel bagliore della notte.
I ricordi indugiano
in silenzio.

Memories Linger

The smell of rain          
fills the autumn night.   
Leaves stream softly,    
a waterfall of light.                
A lonely bench rests     
in the glow of night.     
Memories linger           
in silence. 
                   

Anche se le esperienze più significative nell’impiego della poesia per contrastare gli effetti dell’Alzheimer sono rintracciabili nel territorio statunitense a opera di Glazner e la Meyer, vale la pena di addentrarci anche in altri Paesi.

Una iniziativa particolarmente rilevante sviluppata in Inghilterra dall’ente benefico Kissing it better, è la lettura di poesie da parte di volontari – di cui fanno parte anche bambini e adolescenti – a favore degli anziani con demenza e alzheimer, residenti nelle case di riposo.
A tal proposito il video di seguito linkato realizzato dall’agenzia AFP (Agence France Presse) che documenta questa iniziativa in due residenze a Stratford-upon-Avon, città natale di William Shakespeare. “Quando si sentono tristi, soli o del tutto spaesati – spiega Jill Fraser, co-fondatrice di Kissing it better – se qualcuno recita loro un poema che conoscevano bene sessanta o settanta anni fa, cominciano improvvisamente a sorridere perché incontrano qualcosa che riescono a ricordare”.

https://www.youtube.com/watch?v=OZYLltpg9B8

Tra il 2016 e il 2017, il coordinatore dell’ente benefico Independent Arts Workshop Kerry Tindall e la praticante di scrittura creativa Ann Emery, insieme ad altri professionisti, hanno organizzato una serie di laboratori di scrittura in sei case residenziali nell’Isola di Wight. Da questo progetto, nella quale sono stati coinvolti ottanta anziani, sono nate delle poesie che sono state esposte durante Poetry of Dementia, una mostra di diciannove pannelli sulla quale sono state illustrate le poesie degli anziani in abbinamento alle immagini fotografiche dell’artista Kate Ball.

Un altro trattamento terapeutico peculiare è stato sviluppato da Lilia Binah, direttrice del Day Care Center for the Elderly di Kiryat-Tivon, in Israele, per donare serenità, conforto e maggiore consapevolezza di sé all’anziano, alleviando le conseguenze delle più comuni cause di disagio psicologico legate all’invecchiamento cerebrale tra cui la demenza e la malattia di Alzheimer. Il metodo, chiamato “Agnotherapy”, è basato sull’uso dei racconti di Shmuel Yosef Agnon, scrittore di origine ebraica, premio Nobel per la letteratura nel 1966. Su questo approccio vale la pena citare l’esperienza pubblicata in The Journal of Poetry Therapy nella quale vengono descritti i miglioramenti conseguiti dopo la lettura dei brani proposti.

Anche in Italia, sulla scia dell’impronta americana, la poesia comincia a essere utilizzata come mezzo per vivacizzare le giornate “vuote” e monotone degli anziani con demenza e per creare un clima di condivisione, sia tra gli anziani che vivono questa stessa condizione, sia tra loro e i familiari e professionisti che operano nel settore. Nell’RSA di Casciana Terme è stato organizzato un laboratorio di poesia in cui hanno preso parte ospiti eterogenei, per età e patologia, con decadimento cognitivo lieve-medio-grave, tra questi malati di Alzheimer. “I pazienti affetti da demenza, perdendo la capacità di esprimersi verbalmente, divengono spesso molto sensibili a tutti gli aspetti non verbali del linguaggio, come ad esempio il tono della voce, l’espressione del viso, la vicinanza e il contatto fisico. Vi sono recenti evidenze che, anche la poesia e la lettura di poemi e filastrocche popolari alle persone affette da demenza, attenui il loro isolamento comunicativo, talora riuscendo a collegarli per alcuni istanti alla realtà del mondo che li circonda” (Frittelli, 2016).

Le altre iniziative promosse in Italia fanno un uso congiunto della poesia, della musica, dell’arte e il teatro, spaziando tra le varie arti terapie. A tal proposito ricordiamo “Il Paese Ritrovato” di Monza, che con l’associazione “La Meridiana” nel 2020, ha organizzato per la giornata mondiale dedicata all’Alzheimer (21 settembre) un momento di condivisione in piazza nella quale si alternavano brani musicali e le testimonianze dei parenti, medici, operatori e donatori.

Da un’idea del medico olandese Bère Miesen sono nati, invece, nel 1997, gli Alzheimer Café, oggi diffusissimi in Italia e in modo particolare in Lombardia. Questa iniziativa prevede uno spazio ludico-ricreativo e stimolativo-riabilitativo (giochi, letture, musica, attività motorie ecc..) per malati di Alzheimer, mediante l’intervento di un terapista occupazionale e con il supporto di operatori e volontari per l’assistenza.

Il medico geriatra Guido Barberis, frequentatore dell’Alzheimer Café di Carmagnola e attento a questa problematica, sottolinea che“la poesia aiuta a rafforzare la memoria e i ricordi, quelle stesse funzioni che abbiamo visto sfuggire via alla persona amata” (2016).

La poesiaterapia, pur restando marginale nelle pratiche dirette nella cura di questa malattia, svolge una funzione di auto-aiuto per i familiari colpiti indirettamente. Nel 2016, ad esempio, è stato presentato a Carmagnola, in un Alzheimer Café, Madre, la raccolta di poesie di Marcella Maggese, scritta durante il decorso della malattia di Alzheimer della madre.

La poetessa Franca Grisoni, che nel 2017 ha pubblicato con la casa editrice “Interlinea” Alzheimer d’amore. Poesie e meditazioni su una malattia, (https://www.poetrytherapy.it/i-numeri-della-rivista/numero-000/alzheimer-d-amore-poesie-e-meditazioni-su-una-malattia-di-franca-grisoni) ha svolto in questo senso il lavoro di ricerca più significativo. Dal 2008 tiene una rubrica sulla rivista Psicogeriatria, nella quale raccoglie e commenta poesie sul morbo di Alzheimer di autori più e meno noti (un approfondimento del suo operato e la sua poetica è possibile leggerlo qui: https://www.poetrytherapy.it/i-numeri-della-rivista/numero-003/senza-giudizio-e-restituendo-la-massima-dignita-intervista-a-franca-grisoni). Un viaggio attraverso le vite di chi ha combattuto contro il folle destino dell’essere dimenticati da chi prima li amava. Una delle testimonianze più toccanti, inclusa in Alzheimer d’amore, di questo viaggio è rappresentata dalla poesia Alzheimer, madre del poeta Davide Rondoni dalla quale la stessa Grisoni ha estrapolato il verso che poi ha dato il titolo al suo libro:

Era lei il sole mite
le girava tutto intorno, noi

ci spargevamo,
                        il bel quartiere il mondo,
ma era lei

in fondo alle stanze
cuore d’oro e catena, e ora
vederla aver bisogno di tutto, cadere
le luci della mente,
                             - l’hai vista passare, ti ha
riconosciuto?
come fare imparare la scena
dove siamo finiti

è proprio lei la mamma l’angelo
con gli occhi incomprensibili
che annuncia: non vi sarà più tempo.

Ora artigliaci Dio
tienici nel tuo
Alzheimer d’amore,
perdiamola tutti
la memoria del male

se ne vada come una canzone dalle labbra
e dalle pianure bianche dei nomi.

Quando una persona è colpita da una malattia, spesso, viene identificata dagli altri con essa, diventando la sua malattia. Questo risulta ancor più accentuato negli anziani affetti da Alzheimer, nei quali la progressiva perdita della memoria, determina nei familiari l’idea che l'identità del proprio caro si sgretoli di pari passo alla perdita dei ricordi.

La composizione poetica travalica questa condizione, elargisce ciò che Ragna Aadlandsvik, docente della University of Bergen, chiama “la seconda vista”, ovvero, la possibilità di vedere l'anziano sotto una luce diversa, di guardare non a quello che manca ma a quello che ancora è in grado di dare, permettendogli di provare una sensazione di potere espressivo reale.

 

Bibliografia

Aadlandsvik, R. (2008). The second sight: Learning about and with dementia by poetry. Dementia, 7, 321–339
Bayles, K. A., & Tomoeda, C. K. (2007). Cognitive-communication disorders of dementia. San Diego, CA: Plural Publishing.
Glazner, G. (2000). Poetry slam: The competitive art of spoken word. San Francisco, CA: Manic D Press.
Glazner, G. M. (2005). Sparking memories: The Alzheimer’s poetry project anthology. Santa Fe, NM: Poem Factory.
Novak, J. (2011). Live poetry: An integrated approach to poetry in performance. Amsterdam, The Netherlands: Rodopi.
Novak, J. (2012). Performing the poet, reading (to) the audience: Some thoughts on live poetry as literary communication. Journal of Literary Theory, 6, 358–382.
Selberg, S. (2015). Dementia on the canvas: Art, therapy, and the biopolitics of creativity. In A. Swinnen & M. Schweda (Eds.), Popularizing dementia: Creative expressions and representations of forgetfulness. Vienna: Transcript.
Swinnen, A. (2016). Healing words: A study of poetry interventions in dementia care.

 

Laura Palumbo. Biografia
Nata a Sciacca nel 1999, è laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche e frequenta attualmente il Corso di Laurea Magistrale di Psicologia Clinica e Neuropsicologia del ciclo di vita all’Università degli studi Milano-Bicocca. Appassionata al mondo dell’arte, della musica e del cinema, sogna di fare delle sue passioni un punto di forza nella sua professione. È un’amante della natura, sensibile alla cura dell’ambiente e degli animali. Come poetessa ha esordito nel 2019 con “Comprendimi” edito da DeComporre edizioni (Gaeta). È in pubblicazione il suo secondo libro di poesie.


 

Dome Bulfaro Foto Dino Ignani Rimini 2016Dome Bulfaro (1971), poeta, performer, editore, è uno degli autori italiani più attivi nel divulgare e promuovere la poesia performativa e la poetry therapy. È stato invitato dagli Istituti Italiani di Cultura per rappresentare la poesia italiana in Scozia (2009), Australia (2012) e Brasile (2014). Ha formato e dirige artisticamente il gruppo di ricerca Mille Gru di Monza (2006), poi costituitosi in associazione (2007), casa editrice (2008) e gruppo curatore della rivista Poetry therapy Italia (2020). Ha fondato con Simona Cesana PoesiaPresente LAB, scuola di poesia (2020), sempre gestita da Mille Gru. Ha ideato, cofondato ed è stato Presidente della LIPS, Lega italiana poetry slam. Come critico e studioso ha pubblicato Guida liquida al Poetry slam (Agenzia X, 2016) e ha tradotto con Sara Rossetti Poetry Therapy. Teoria e pratica di Nicholas Mazza (Mille Gru, 2019). Le sue pratiche di poesia terapia si sono sviluppate dal 2009 in Italia e all’estero, negli ospedali di Lecco, Milano, Lugano, il Coesit di Melbourne, in collaborazione con l’Hospice di Monza e presso altri enti. (Foto Dino Ignani)
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