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Poetry Therapy Italia

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Michelle Redman-MacLaren è una ricercatrice di salute pubblica al James Cook College (Australia). Ha lavorato nelle comunità del pacifico (Isole Salomone e Papua Nuova Guinea) e nelle comunità aborigene dell’Australia per più di venticinque anni.
Cerca di espandere le sue pratiche di ricerca tramite l’utilizzo della poesia come modalità per sintetizzare e rappresentare i dati raccolti. In questa intervista di Nicole Bizzotto il 15 aprile in videoconferenza, ci racconta del suo lavoro di ricerca: un ponte tra Poesia e Scienza.

Cosa significano la poesia e la ricerca, secondo lei, in una metafora?

Unire questi due mondi insieme è un processo avvenuto senza che me ne sia quasi resa conto. Per me è stato istintivo portare la poesia nella ricerca scientifica. È successo mentre stavo facendo la mia ricerca di dottorato, dove ho esplorato nuove conoscenze e nuovi modi di essere. Per me, la ricerca è come un fiume in piena, che scorre con vigore verso il mare della conoscenza. I ricercatori lavorano moltissimo, a gran velocità e con così tanta determinazione che esce una grande forza, specialmente in questa emergenza covid-19.
La ricerca poetica è un diverso tipo di ricerca: appare in uno spazio e in una modalità differente. La ricerca poetica porta nuova belleza a crescere vicino al fiume in piena, senza il quale non sarebbero mai cresciute: anche in pandemia dobbiamo portare bellezza, riflessione.

Quali sono i suoi poeti preferiti? O quelli dai quali ha maggiormente preso ispirazione per il suo lavoro?

Ah, ce ne sono così tanti di poeti! Più leggi poesie, più trovi ispirazioni. Sto pensando a chi mi ha più incoraggiato e ispirato… Ho partecipato all’International Symposium on Poetic Inquiry all’Università della British Columbia (ndr in Canada) nel 2015. Il professore Carl Leggo era uno dei co-organizzatori del simposio, che si svolgeva in un bellissimo giardino botanico, un ambiente meraviglioso. Il professore Leggo è stato uno dei pionieri dell’uso della poesia nella ricerca e la sua generosità di spirito si manifestava ancor di più in uno spazio così bello. Questa generosità ha creato spazio per le voci, opportunità, mi ha dato il coraggio di prendere parola e questo ha continuato ad essere molto stimolante per me e per il mio lavoro. Anche io voglio incoraggiare uno spazio per la creatività delle persone. Per quanto riguarda altri poeti che mi ispirano, mi piace il lavoro di Jackie Kay, una poetessa di origini nigeriane e scozzesi – anch’io ho antenati scozzesi.

Il poeta a cui mi sento più vicina, però, anche se non l’ho mai incontrato, ma lo desidererei molto, è Glenn Colquhoun, un medico e poeta di Aotearoa, in Nuova Zelanda. Scrive poesie che mi “spezzano il cuore”, lo guariscono, poesie che in fondo il mio cuore conosce già. Anche io ho lavorato come operatrice socio-assistenziale, e quindi Glenn racconta storie che conosco già, ma le racconta in un modo che cambia la modalità con cui le ho recepite. Lavora sia in inglese sia in lingua maori, la lingua degli indigeni in Nuova Zelanda. Questo mi ispira molto perché anche io ho scritto in “Tok Pisin” una lingua franca della Papua New Guinea – con l’intento di utilizzare la lingua locale per porre attenzione alle tematiche di interesse in quell'area (ad esempio, salute sessuale e riproduttiva).

Nel ted talk a cui ha partecipato come speaker ha parlato di come la poesia possa comunicare risultati scientifici nell'ambito della salute pubblica. Ma quali sono le modalità?

La scienza può separare le persone, per via del suo linguaggio specifico, e delle competenze, a differenza di ciò che fa la poesia, in quanto linguaggio della condizione umana. Il potenziale della poesia è di avere un linguaggio a cui tutti possono relazionarsi perché la poesia è una condizione umana.

Ci sono difficoltà nello scrivere poesie nelle auto-etnografie? È possibile scrivere anche delle poesie autoetnografiche collaborative?

Anche se non è la modalità più comune per comunicare risultati scientifici, è possibile utilizzare poesia autoetnografiche nella ricerca. All’inizio non è stato facile condividere ciò che scrivevo con i miei colleghi: avevo paura che le mie capacità di ricerca fossero giudicate negativamente. Quando ho condotto la ricerca per il mio dottorato, che esplorava la prevenzione per l’AIDS in Papua Nuova Guinea[1] alla James Cook University (Cairns, Queensland) mi sentivo come “quella strana” che utilizza la poesia in un ambito prevalentemente scientifico.

Attualmente, inoltre, la professoressa Redman-MacLaren ha organizzato dei workshop di scrittura in cui i dottorandi del suo dipartimento possono discutere dei risultati delle loro ricerche, creando poesie collaborative. E sì, è possibile scrivere delle poesie auto-etnografiche collaborative come lei ha fatto nel suo lavoro di ricerca con Karen McPhail-Bell, in cui ha raccontato la tematica nell’isolamento nei dottorandi[2].

Senza ombra di dubbio la poesia può aiutare gli “health-decision makers”, o coloro che si occupano del nostro sistema sanitario a considerare tutte le determinanti che impattano la vita delle persone. Il dolore raccontato tramite una poesia è considerato da alcuni con meno valore rispetto a un numero in un dataset ,solo perché l’esperienza emotiva del dolore è difficilmente quantificabile.

La professoressa Redman-MacLaren ci ha testimoniato, ancora una volta, che la poesia può un’arma potente, solo se se la si sa ascoltare.

 

[1] Redman-MacLaren, M. (2015). The implications of male circumcision practices for women in Papua New Guinea, including for HIV prevention (Doctoral dissertation, James Cook University).

[2] McPhail-Bell, K., & Redman-MacLaren, M. L. (2019). A Co/Autoethnography of Peer Support and PhDs: Being, Doing, and Sharing in Academia. The Qualitative Report, 24(5), 1087-1105. Retrieved from https://nsuworks.nova.edu/tqr/vol24/iss5/12

 

 


 

nicole bizzottoNicole Bizzotto, tirocinante in Psicologia, ha l'obiettivo di creare un ponte tra la scienza e la poesia. Ha conseguito un M.Sc. in  Cognitive Psychology in Health Communication (doppia-laurea tra l’Università della Svizzera italiana a Lugano e l’Università Vita-Salute San Raffaele a Milano) con il massimo dei voti e lode con una ricerca sperimentale sulle metafore visive. Precedentemente si è laureata in Psicologia Cognitiva all'Università di Trento con il massimo dei voti e lode. Da anni partecipa a corsi di formazione in arte-terapia e teatro-terapia in tutta Italia. Collabora con Mille Gru come scientific advisor e responsabile della comunicazione con l’Estero per le pratiche di poetry therapy.
» La sua scheda personale.

 


 

azzurra d agostinoMichelle Redman-MacLaren, è professoressa di salute pubblica al James Cook College (Australia).
Ha lavorato nelle comunità del pacifico (Isole Salomone e Papua Nuova Guinea) e nelle comunità aborigene per più di venticinque anni. 
Cerca di migliorare le sue pratiche di ricerca tramite l’utilizzo della poesia come modalità per sintetizzare e rappresentare i dati raccolti. (foto Colin Pett).

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